8. Porn
«Allora, com'è andato il campeggio?».
Donna ci guarda curiosa, aspettandosi chissà quali grandi racconti su piantagioni e passeggiate nei boschi.
Io ho in mente solo quello stronzo di Gerard che si fa scopare da Bert e geme come una cagnetta.
Mi da il voltastomaco. Ed anche provando e riprovando a mettermi nei suoi panni, non riesco proprio a capire quale sia il motivo per cui abbia dovuto farlo davanti a me.
Non lo so, per infastidirmi? Per farmi capire che sono solo un suo giocattolo? Per indicarmi che a lui di me non gliene frega niente?
Beh, nemmeno a me interessa nulla di lui.
Già. Assolutamente nulla.
...
Ah, ma chi voglio prendere in giro!?
Che poi l'idea di dover competere con Bert mi da davvero sui nervi.
Dico, Bert!? Bert "l'ultima volta che mi sono lavato probabilmente è stato il giorno del mio battesimo quando avevo tre mesi ed un prete mi ha versato dell'acqua santa in testa". Non voglio mica dire di essere un gran figo con chissà quali qualità da far girare la testa, ma competere con Bert è ridicolo.
Davvero ridicolo.
Bert che non sa nemmeno l'ordine delle lettere dell'alfabeto e probabilmente nel suo sangue scorrono più alcool e THC che piastrine. Ma dai.
Non voglio nemmeno pensarci.
Che poi sono sicuro che tutto quel gemere di Gerard fosse per lo più finzione. Sono certo che stesse esagerando. Solo per infastidirmi.
Io l'ho sentito godere, e non era affatto così. Rumoroso, ok, ma non come se fosse sul set di un film porno.
Ridicolo.
«È stato divertente» dice Gerard lanciandomi un'occhiata piena di doppi sensi.
Si, sono sicuro che ti sei divertito alla grande facendo la puttana. Certo che ti sei divertito. Non avevo dubbi al riguardo.
«Vado a sistemare le mie cose» dico, indicando il mio zaino.
Gerard mi raggiunge in camera nel giro di qualche minuto, gettando il suo zaino in un angolo e buttandosi sul suo letto di peso.
«Bella gita, non trovi?» mi domanda fissando il soffitto.
Ma che coglione.
«Già, davvero fantastica» borbotto io infastidito, togliendo i panni sporchi dal mio zaino e lanciandoli nel cesto all'angolo.
«Non ti sei divertito?»
Gli lancio un'occhiata piena di odio. Ma perché si diverte a torturarmi così?
Evito di rispondere, non ho alcuna voglia di continuare il suo gioco.
E poi devo trovare un modo per togliermi dalla testa l'immagine di lui e Bert intenti a scopare a tre centimetri dal mio sacco a pelo.
Così continuo a svuotare il mio zaino mentre sento i suoi occhi che mi scrutano. Lo so che mi sta guardando ed è davvero fastidioso.
Tiro fuori tutto e mi accorgo di non avere più il portafogli.
Cazzo.
Il mio portafogli con i miei documenti, quei quattro spicci che avevo e la carta prepagata che mia madre mi ricarica ogni settimana per evitare che io debba chiedere soldi a mio padre.
Rigiro lo zaino completamente e cerco anche nei panni sporchi dentro al cesto ma non c'è alcuna traccia del mio portafoglio e comincio ad andare nel panico.
Solo il pensiero di dover rifare i documenti, bloccare la carta e tutte quelle cose mi mette agitazione.
Non ne ho alcuna voglia.
Per non parlare della ramanzina di mia madre quando verrà a saperlo.
E poi che cazzo me lo sono portato a fare per andare in gita su una cazzo di montagna sperduta!? Che volevo comprare, delle mucche da allevamento!?
Sono un idiota.
Sono un vero idiota.
E Gerard continua a guardarmi ed io non lo sopporto più.
Andasse a guardare Bert, no?
Oddio ma che mi prende? Sembro una ragazzina in sindrome premestruale.
Il Mercoledì mattina l'orario scolastico è piacevole come un calcio nelle palle. Giuro, né più né meno.
Inizio con due ore di Scienze, poi altre due di Trigonometria. Qualsiasi cosa sia. Perché non l'ho di certo scelto io di seguire le lezioni di trigonometria e non ho la minima intenzione di sforzarmi per capirne il senso e l'utilità.
Così passo le lezioni a scrivere ipotetici versi di ipotetiche canzoni che non vedranno mai la luce perché col cavolo che mi metto a comporre in camera con Gerard.
Oltretutto da quando siamo tornati dalla gita lui si è comportato in modo più ambiguo del solito.
È stato abbastanza distaccato da Bert, mentre ha provato ad essere carino con me, offrendosi di accompagnarmi a New York per rifare i miei documenti e tutto il resto.
Non gli ho detto nulla, perché non sono sicuro di voler andare a New York con Gerard.
Potrei andare da solo e non fare mai più ritorno qui a Belleville la città dei pazzi, per esempio.
Comunque andrò a New York venerdì dopo la scuola e non vedo l'ora.
Mi manca la mia città.
Cioè anche New York è piena di pazzi, ma sono pazzi diversi.
Ok non ha molto senso, ma mi manca e basta.
Non penso ad altro mentre mi incammino verso la mensa dove probabilmente oggi verrà servita sbobba verde e pesce surgelato.
«Questo devi proprio vederlo!» esclama Bob ridendo, dandomi una pacca sulla spalla ed aprendo la porta della mensa dove tutti gli studenti stanno fotografando, o commentando, divertiti, lo scenario: ci sono vibratori, bambole gonfiabili e riviste pornografiche sparse ovunque, sui tavoli e sulle sedie.
Ed il preside completamente rosso in volto che sbraita contro due fattorini vestiti di blu che provano a giustificarsi.
«Ci è stato richiesto espressamente di consegnare tutto a questo indirizzo e di disporre gli ordini in questa maniera! Stiamo semplicemente svolgendo il nostro lavoro!».
Il preside sembra impazzire «Ma questa è una scuola! Non ve ne siete accorti!? Non vi è sembrata una richiesta strana?».
Uno dei due fattorini scrolla le spalle «Beh, non ha idea di quante richieste strane riceviamo ogni giorno» dice.
«Perfetto, portate tutto via! Immediatamente! E voglio sapere il nome dell'acquirente! Subito!».
Uno dei fattorini prende un plico di fogli e li scruta per qualche secondo.
Secondi durante i quali noto lo sguardo divertito di Gerard osservarmi dall'altro lato della mensa.
Ed ho un brivido di terrore, perché so che sto per passare dei guai, lo capisco da come sorride.
«...l'acquisto è stato fatto online e pagato con carta di credito a nome di un certo Frank Anthony Iero».
Olè! Lo sapevo.
Sento tutti gli studenti scoppiare a ridere e voltarsi a guardarmi mentre il preside mi lancia un'occhiata che se fossimo in un film fantascientifico probabilmente la mia testa ora esploderebbe.
Non mi stancherò mai di dirlo: Gerard Way è un vero stronzo.
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