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Quando non riesco a pensare, sento di non riuscire a fare nulla.

«Ohi, mi senti?»

E se lui continua a spingermi a farlo, come devo comportarmi?

«Dazai, bastardo, stammi a sentire!» sbottò Chuuya per l'ennesima volta, mentre Dazai camminava immerso nei suoi pensieri.

Si erano incontrati quella mattina per iniziare ad indagare sull'organizzazione di Ihara Saikaku, ma Dazai sembrava tutt'altro che attento e il rosso, pur avendolo capito, non gli stava dando molto peso. Forse perché sapeva come sarebbe andata a fine, sapeva che sarebbe stato inutile, in quel momento, prendere qualsiasi discorso lasciato a metà e finirlo.

«Sì?» rispose finalmente il bendato, girando la testa verso di lui.

Chuuya lo guardò per un secondo, e per quell'attimo ritornò a vedere quello sguardo vuoto nei suoi occhi, quel nulla eterno e profondo che persisteva ogni giorno della sua vita dentro di lui. Era da un po' che non ci faceva più caso; che non faceva caso ai suoi occhi, al suo viso, ai suoi gesti.
Era da un po' che non notava quanto, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, l'esistenza di Dazai si facesse sempre più piccola e vuota, e quanto si vedesse se solo si stava a guardarlo un po', anche solo un secondo. Ma nessuno lo vedeva davvero, accecati dalla paura e dal terrore che quel dirigente bendato incuteva involontariamente su tutti.

«Hai idea di come trovare Fumiko?» chiese Chuuya, per spezzare il silenzio che si era creato da quando si erano incontrati.

«Non è tua amica? Dovresti dirmi tu come trovarla.» rispose l'altro, alzando un po' le spalle e riprendendo il suo atteggiamento indifferente.

Chuuya si mise a guardare di fronte a sé, sospirando «prima di tutto, lei non è mia amica, e non lo è mai stata. Seconda cosa, so già che tu questo lo sapevi, quindi non farmi ripetere le cose solo per provare una stupida soddisfazione egoistica nei miei confronti.»

Dazai sogghignò, mettendo le mani in tasca «e la terza cosa?» chiese, già sapendo che quella "terza cosa" ci sarebbe stata.

«Terza cosa..» Chuuya esitò, riluttante «tu hai già un piano.» affermò infine.

Non era difficile per entrambi intuire le intenzioni dell'altro, e i due compagni lo sapevano talmente bene che a volte se ne dimenticavano.

«Il mio piano è attendere, Chuuya.»

Chuuya rispose con una smorfia.
Attendere? Ma è idiota?

«È ovvio però che non possiamo starcene con le mani in mano. Per cui, sì, attenderemo che Fumiko si faccia vedere, ma nel frattempo indagheremo noi soli su Ihara e tutto ciò che lo riguarda.» affermò Dazai, fermandosi davanti ad una locanda.

«Inizieremo da qui.» la indicò, e poi entrò.

Chuuya lo seguì sospettoso, ma solo quando furono dentro gli chiese il perché di quel luogo.

«Ho saputo che dopo l'arrivo di due uomini, una donna ha lasciato il lavoro ed è sparita dalla circolazione.» fece una pausa, abbassando il tono di voce «se qualcuno che non è del posto entra qui, non è difficile capirlo. E quei due uomini non lo erano.»

«Sai quante persone che non sono di Yokohama si fermano in locande del genere? La scomparsa di una donna legata a due viaggiatori non ci riguarda.»

Dazai sorrise, andando verso un tavolo per sedersi. Chuuya lo seguì sempre più scettico. Appena si furono accomodati, Dazai riprese a parlare.

«Ma la donna è soltanto la prima delle persone che sono iniziate a scomparire da qui a qualche tempo. E, da quello che mi hanno riferito alcuni miei subordinati, spesso nei luoghi interessati si sono visti quegli stessi uomini che sono comparsi inizialmente qui. Vuoi dirmi che non ci riguarda nemmeno questo?»

«È certamente sospetto, ma non ci riguarda ugualmente. A meno che tu non abbia indizi che riconducono le varie scomparse al nome di Ihara Saikaku, continuo a pensarla così.» Chuuya allargò leggermente le braccia, iniziando a giocare con un fazzoletto di carta sul tavolo.

«Salve, avete bisogno di.. Insomma, ordinate qualcosa?» nel frattempo, si era avvicinato un ragazzo il quale con molta probabilità era un cameriere che era stato appena assunto, dato il suo un po' goffo approccio ai clienti.

«Questo.» rispose Chuuya, indicando nel menù un vino non molto pregiato.

Dazai scosse la testa «il mio compagno oggi non può bere.» disse, sporgendosi verso il ragazzo, che ora aveva fatto un passo indietro. Nonostante il sorriso fattogli, Dazai aveva sempre l'aria cupa che lo caratterizzava e si notava senza molta difficoltà.

«Ah, q-quindi..» il cameriere iniziò a balbettare e guardarsi intorno «q-quando avrete deciso, chiamatemi pure.» e fece per allontanarsi.

Ma Dazai si alzò e lo fermò con un tocco sulla spalla «in effetti, però, abbiamo bisogno di qualcosa.» mormorò, facendo voltare il ragazzo, che se lo ritrovò vicinissimo. Di nuovo, indietreggiò.

Chuuya rimase ad osservare la scena per un po', poi si alzò sbuffando lievemente e mise un braccio intorno al collo del ragazzo. Nonostante volesse sembrare un gesto amichevole, la stretta era potente e lo fece solo spaventare di più.

«Forza, andiamo a prendere un po' d'aria fuori di qui, ti va?»

Il trio uscì dalla locanda quasi piena senza farsi notare molto. A quel punto, Dazai doveva solo fare le domande giuste e il gioco era fatto.
Chuuya mollò la presa, e il ragazzo si ritrovò con le spalle al muro e le gambe tremolanti.

«Da quanto lavori qui?» il tono di Dazai era tranquillo, ma il suo sguardo sembrava quello che usava sempre durante un qualche "interrogatorio".

«N-non molto» il ragazzo continuava a balbettare, toccando con la schiena la parete dietro di lui «qualche settimana..»

«Penso sia sufficiente» Dazai lanciò uno sguardo a Chuuya che stava lì vicino con le mani in tasca e gli occhi puntati altrove, poi continuò «chi hai sostituito?»

Il cameriere deglutì «una donna. Non so niente!» alzò il tono di voce, attirando a sé qualche sguardo di gente curiosa che passava da lì.

«Ehi, idiota, fa' silenzio» borbottò Chuuya, schioccando la lingua e lanciandogli uno sguardo fulminante. Il ragazzo non se lo fece ripetere due volte.

«Sai almeno chi era, questa donna? Come si chiama, se ha famiglia, cosa faceva dopo il lavoro..» il bendato gesticolava, mantenendo lo sguardo impassibile su di lui.

«S-so che le davano strani soprannomi, e a lei dava alquanto fastidio. Era una bella donna e spesso gli uomini in locanda la importunavano...» fece una pausa, mettendo le mani avanti e scuotendole nervosamente «sono solo voci, io non ho mai visto nulla e non la conosco minimamente!» continuò a giustificarsi, inutilmente.

Dazai e Chuuya sapevano già che diceva la verità. Chi avrebbe osato mentirgli?

«E per quanto riguarda i due viaggiatori? Hai voci su di loro?» il rosso azzardò, facendo capire a Dazai che anche lui si voleva impegnare in quel caso e aveva anche tutto il diritto di farlo.

«Sembra che..» di nuovo, il ragazzo deglutì «.. Sembra che si sia allontanata con due tipi strani.. Un giovane e un uomo sulla cinquantina. Ma usciti dalla locanda nessuno li ha più visti.»

Dazai sospirò. Quel cameriere non sapeva altro, e le poche informazioni che aveva erano relativamente fondamentali. Dopo un'altra veloce occhiata al compagno, decise di chiuderla lì.

«D'accordo, torna al lavoro.» si avvicinò al ragazzo, mettendogli entrambe le mani sulle spalle e sussurrandogli piano vicino al viso «e non fare parola con nessuno di questo incontro..» alzò le spalle «..Chiaro?»

Subito il cameriere annuì, e si dileguò in un secondo all'interno della locanda. I due compagni rimasero un po' in silenzio, poi Chuuya scoppiò a ridere in modo alquanto fastidioso alle orecchie del bendato.

«Grande mossa, Dazai! Ora sappiamo soltanto che la bella donna scomparsa se n'è andata perché non si trovava bene qui, e che i due viaggiatori misteriosi sono.. Misteriosi!» alzò le braccia, scoppiando nuovamente a ridere «fanno sparire persone e poi spariscono anche loro. Informazioni utili, davvero, Dazai.» si fermò.

«E se stesse creando la sua organizzazione, con le persone che fa sparire?» Dazai si mise una mano sul mento mentre pensava, ignorando i finti complimenti del compagno «se tutto questo gli servisse per formare la sua associazione? E poi.. Chi è Ihara Saikaku? È il giovane..» esitò, facendo un ghigno sadico «.. O è l'uomo sulla cinquantina?»

«Dazai, ti stai eccitando per una cosa del genere?» Chuuya fece una smorfia disgustata, grattandosi la nuca rassegnato.

«Chuuya, tu..» Dazai lo fissò dritto negli occhi, mantenendo quel sorriso malvagio in viso. Rimase a fissarlo per pochi secondi, ma quelli bastarono per far tornare Chuuya alla realtà. Quello che aveva davanti era Dazai Osamu. Era il più giovane dirigente mai esistito nella port-mafia. Ogni suo sospetto, ogni suo dubbio era legge indiscussa. Non doveva dimenticarlo.

«Allora.. Non sei emozionato?» gli chiese, continuando a guardarlo.

Sembra così contento, di questo nuovo caso, che fa paura. Che cosa avrà in mente? E davvero gli piace tanto avere degli avversari?

Chuuya decise di non rispondere a quella domanda, che poteva benissimo essere un trabocchetto di Dazai per farlo cedere e impazzire. Ritornò però serio, e scelse di credergli. Se aveva qualche minima possibilità che quella fosse la strada giusta, avrebbe dovuto fare affidamento su di lui.
Avrebbe dovuto fidarsi davvero, di nuovo, come faceva quando gli capitava di usare Corruzione.

E purtroppo.. Non ci era più abituato.

Alzò semplicemente le spalle. E poi tornarono a camminare verso qualche altra meta sconosciuta, bramosi, entrambi, di quelle informazioni apparentemente "inutili" che stavano quasi disperatamente cercando.
Lo sapevano bene a vicenda.
Tutti e due non vedevano l'ora di scovare Ihara Saikaku e farlo fuori.

Ma, probabilmente, nessuno dei due lo avrebbe mai ammesso all'altro.

~~~

Prima di tutto, scusato lo scomodo orario. Avevo bisogno di pubblicare il capitolo a prescindere da chi ci sarebbe stato o no. Non mi importa se ritardate a leggerlo o chissà cos'altro.

È qui, non scappa, vi aspetta. A me interessa lasciare qualcosa, non ricevere solo voti o complimenti, non ricevere congratulazioni, io so che in ogni caso posso fare di meglio. Leggete e basta anche, se volete, leggete e basta. È inutile dirlo a fine capitolo.

Ed è inutile tutto il discorso che sto facendo, perché non è legato a niente se non a me e voi non mi conoscete e non potete comunque capire di che parlo.

È notte, capitemi. Sono un po' confusa.

E un po' triste.

Spero almeno che vi piaccia questo nuovo capitolo, scusate eventuali errori ma l'ho controllato molto velocemente.

Notte, dolci lettori ✨

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