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Allora il suo obiettivo è questo. Vendicarsi, in modo così meschino. Privando il suo nemico del potere che lo accomuna a lui. Però... Nonostante sia un insulso trucchetto, sono in una posizione rischiosa. Devo cercare di non farlo capire a Chuuya.
Finché non lo incontrerò di nuovo.

Mise le mani in tasca e iniziò a camminare per i corridoi, riappropriandosi finalmente del suo intuito, quello che gli aveva permesso di arrivare dov'era adesso.

Aveva ripensato all'incontro con James.
Esattamente, a cosa era servito? Catturarlo, presentarsi mezza volta, e poi lasciarlo andare?
Certo che gli era servito. Per il suo scopo, era stato fondamentale. Quella stretta che gli aveva dato, prendendogli la mano, era per far sì che gli potesse togliere la sua abilità Lo Squalificato. Con quel buio, Dazai non era riuscito a notare la velocità con cui si era avvicinato e gli aveva stretto la mano, forse perché alla fine lo spostamento non era stato che di qualche centimetro. Ma ora che ci pensava, doveva essere andata così. Ovviamente, non poteva saperlo quel giorno, dato che non conosceva né James, né la sua abilità.
Poco prima non aveva fermato lui il dottore. Convinto di farlo, gli era andato incontro, ma alla fine era stato il medico a fermarsi da solo. E l'aveva realizzato solo ora.

Quindi adesso si trovava ad essere una persona comune?
No, comune sicuramente non era.
Rimaneva sempre il più giovane dirigente mai esistito nella port-mafia, lo stratega che avrebbe successo il boss attuale, colui che aveva ideato i sistemi di pedinamento e di assalto, le trappole, i piani più contorti.
Il fatto di essere privo del suo potere non significava che fosse privo della sua intelligenza, della sua furbizia e della sua astuzia.
Ha fatto un grosso errore se pensava di mettermi fuori gioco in questo modo.

Però ancora c'era qualcosa che lo preoccupava. E cioè Corruzione.
Ora che non poteva fermare Chuuya, doveva stare più attento di prima. Doveva controllarlo, monitorarlo. Non era ancora sicuro di riuscire a guardarlo negli occhi e nascondergli la verità. Soprattutto dopo quello che era successo. Non poteva tradire la sua promessa, la sua fiducia. Però, se voleva proteggerlo, doveva provare a trattenere le sue preoccupazioni e continuare a essere il suo freno. Per Chuuya, per se stesso e per la port-mafia.

Nonostante tutto, era la sua famiglia. Doveva proteggerla.

Per quel giorno, Dazai rimase al quartier generale: fuori pioveva e preferiva stare lì a cercare qualcosa, qualsiasi cosa, invece di vagare per la città senza un obiettivo preciso.

Chuuya finalmente si sentiva meglio, era uscito dalla sua stanza ed era uscito dal palazzo, nonostante il temporale. Doveva svagarsi un po', stare all'aria aperta, sentire la pioggia che gli bagnava i capelli, il viso, i vestiti. Voleva liberare la sua mente da tutti i pensieri che lo avevano oppresso in quei giorni, quasi come fosse stato rinchiuso a forza in quella stanza, e doveva farlo sentendo su di sé tutto ciò che Yokohama aveva da offrirgli.
Si riparò sotto una tettoia per darsi una tregua: era bagnato fradicio. Si mise a ridere, togliendosi il cappello e strizzando i suoi capelli per far cadere tutta l'acqua possibile che li aveva inzuppati.
Rimase lì per un po', appoggiato al muro e osservando la pioggia cadere furiosamente senza fermarsi.

Gli tornarono in mente di nuovo quelle immagini. Sangue, corpi squartati, visi irriconoscibili, urla di orrore e di terrore. Si stropicciò gli occhi con una mano.

Sangue, corpi squadrati, visi irriconoscibili.

Diede un pugno al muro, frantumando con la sua forza il punto appena colpito.
Lasciami stare, maledizione!

Urla di orrore, urla di terrore.

Uscì dal riparo. Si mise sotto la pioggia, guardando in alto e facendo finire quelle piccole e veloci gocce d'acqua dentro i suoi occhi, quasi a volerli tappare, quasi a voler coprire quelle scene che di nuovo lo stavano tormentando.
Rimase lì a prendersi tutta quell'acqua, come fosse stata una doccia fredda che gli avrebbe schiarito le idee, che lo avrebbe calmato, che lo avrebbe fatto riflettere su quelle "visioni" e gli avrebbe fatto trovare una soluzione per bloccarle per sempre.

È la tua natura, la distruzione fa parte di te. Perché non vuoi capirlo? Anche ora, vuoi sfogarti e fermare queste scene, vero?
Sì, tu lo sai. Perché ti trattieni? Di cosa hai paura? Non è colpa tua.
È la tua natura.

«Merda!» gridò, per zittire quella voce.
Iniziò a camminare con passo svelto per la strada, fra gli spintoni delle persone che incrociava e i commenti di disprezzo su di lui.

Fece una smorfia rabbiosa, strinse i denti, le mani, abbassò la testa, lo sguardo, evitò quello della gente che lo fissava stupita per il fatto che non avesse un ombrello, che fosse fradicio e dall'aria confusa. Nessuno osò fermarlo, forse perché trasmetteva quella forza incontenibile che sicuramente avrebbe scatenato sulla prima persona che si fosse trovato davanti.

Continuava a camminare, quasi correndo, finché una mano non gli afferrò il braccio e lo portò in una stradina isolata, lontana da occhi curiosi e indiscreti.

Chuuya spinse via con un gesto brusco quella mano, poi alzò lo sguardo, notando finalmente il viso del suo compagno.
Il respiro affannoso non gli permise nemmeno di chiedergli cosa ci facesse lì.

«Ti ho seguito, Chuuya. Con il tuo potere così instabile credi forse che ti avrei lasciato gironzolare da solo per la città?»
Dazai schioccò le dita, poi alzò l'indice e proclamò «dai, ora puoi stare tranquillo, ci sono io!» annuì con fare compiaciuto, mentre Chuuya lo fissava interdetto.

Per riprendere aria e ossigeno, appoggiò le mani sulle ginocchia piegando il corpo in avanti.

«Non ce la faccio, Dazai. La devo usare. Fammi usare la mia abilità, fermami subito, ma fammela usare. Ti prego» aveva il fiato corto e la sua voce era debole, ma chiara.

Dazai si abbassò per guardarlo negli occhi, cercando le parole giuste per non fare finire tutto in tragedia.

«Chuuya, guardami. Se adesso ti lasci andare, non riuscirai mai a controllarla. Devi resistere.»

Notò che Chuuya non lo stava più ascoltando. Si guardò intorno, mentre cercava una qualche soluzione non pericolosa, o almeno, non troppo.

Gli prese il braccio e iniziò a correre, lontano dalla strada principale, lontano dalle case, lontano da tutti. Facevano pochi passi e poi si fermavano, per far riprendere fiato a Chuuya, ma subito Dazai ricominciava a correre.

Finché non si ritrovarono in un parco vuoto, per via del tempo. Nessuno ci sarebbe andato.
Ok, almeno qui non potrebbe uccidere nessuno.

«Questo è il suo piano, Chuuya. Non farlo vincere. Trattieni la tua forza, la tua rabbia, la tua paura.» gli mise le mani sulle spalle, stringendolo forte per fargli guardare dritto davanti a sé.

«Non facciamolo vincere.»

Proprio in quell'istante, qualcosa scaraventò Dazai lontano. Chuuya spalancò gli occhi, cercando con lo sguardo il compagno, e allo stesso tempo il nemico.

E lo vide.

Fradicio anche lui, mentre con passo misurato camminava verso Chuuya. Aveva allargato le braccia, alzato la testa, come per dire "ecco, questo tempo è perfetto".
Come se fosse il re del mondo, il governatore supremo dell'universo, e quello fosse lo scenario che da sempre si era prefissato di realizzare.

Dazai si rialzò da terra, piegando le labbra in un sorriso di sfida e richiamando a sé l'attenzione di James.

«Finalmente ti fai vivo, eh?» urlò, per sovrastare il rumore della pioggia che batteva sul terreno.

James si voltò verso di lui. Lo fissò, assumendo un'espressione cupa e indifferente, con uno sguardo sprezzante e nello stesso tempo imperturbabile.
Lo guardava come fosse un insetto da schiacciare, fastidioso e molesto; e nonostante tutta l'avversione e l'astio che provava nei suoi confronti, dal suo viso non trapelava nessuna emozione d'odio o ostilità.

Dazai accennò un sorriso, avvicinandosi a lui con cautela.

«Ce l'hai con me, non è vero?» disse, fermandosi a qualche metro da lui.

L'acqua che pioveva non dava segno di fermarsi e ormai sia i due compagni che James erano bagnati zuppi.
Chuuya li guardava, mentre pian piano il potere dentro di lui lo colpiva ancora e ancora senza dargli un attimo di tregua. Sapeva che sarebbe scoppiato da un momento all'altro, ma non voleva dargliela vinta.

Non voleva che, di nuovo, James gli salvasse la vita prima di Dazai, non voleva dargli il privilegio di un favore.

«È colpa tua» rispose acido James, assumendo ora un'espressione che lasciava intendere quel rancore marcio che aveva dentro.

Già, è colpa mia, pensò Dazai mentre lo ascoltava.

«Se ora siamo in queste esatte posizioni, è solo a causa tua.» continuò, digrignando i denti.

Finalmente si mostra per com'è realmente.

«Quindi vuoi uccidermi?» chiese il dirigente, allargando le braccia «fa' pure, tanto non m'importa. Solo, avvicinati a me.»

James inclinò la testa con fare inquietante e lo fissò spalancando gli occhi.

«Sì, esatto, intendo proprio quello. Avvicinati a me, come sai fare tu.» lo provocò, rimanendo immobile a guardarlo.

Riusciva a mantenere il peso del suo sguardo, pur continuando a provare quella strana sensazione che aveva sentito durante il loro primo incontro. Inquietudine, forse, incapacità apparente di fare qualunque cosa.
Ma adesso era diverso. Non era più all'oscuro di tutto, sapeva chi aveva di fronte ed era certo di riuscire a sconfiggerlo.

Però, perché?

Perché James non cedeva di un millimetro? Perché manteneva la sua espressione sicura e forte, senza perdere per un attimo la sua compostezza, che ora sembrava tanto in bilico, quasi sul punto di sbilanciarsi e buttarla al vento, e farlo apparire per com'era davvero?

«Dazai, potrei anche sembrarti un essere infimo e... meschino» cominciò a parlare James «ma non sono stupido.» concluse, facendo una smorfia divertita.
Poi fece un cenno alle spalle di Dazai, e si allontanò da lui.

«Divertiti, giovane dirigente.»

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Ehilà! Eccovi il nuovo capitolo ^-^
Da adesso inizia la parte più "movimentata", se così si può dire, insomma quella del combattimento. Vi avverto già, non sono brava a descrivere scene del genere, lo noterete, credo, o comunque ora che ve l'ho detto lo farete, ma ci tenevo a dirvelo per non creare troppe aspettative.
Mi piace far dialogare i personaggi e farli interagire fra loro in maniera diversa rispetto a scontri corpo a corpo.

È un mio difetto, perché purtroppo combattimenti del genere devono esserci in ff del genere, quindi scusatemi tanto.

In ogni caso ho cercato di rendere meglio possibile questi capitoli, e spero che vi piacciano perché non sapete quante volte li ho modificati per non farli sembrare ridicoli o superficiali ^^"

Alla prossima <3

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