12 - Mondo Argento - Terra esterna
Non riuscivo a chiudere occhio, in preda al terrore di trasformarmi nuovamente in un animale. Fortunatamente, lo stato di sonno non influiva sulle prestazioni di gioco, almeno fino a quanto avevo visto.
Emanuel aveva preso le nostre armi e le aveva riforgiate, usando le sue conoscenze e la disponibilità di materiale, altra sua utile abilità, in equipaggiamenti di quarto livello. Diede in primis le spade a Demetra, e queste si aprivano a forbice; adesso era anche in grado di maneggiare quattro lame. Poi diede i propulsori a Riccardo, facendo notare subito che poteva calibrare meglio il potere di spinta e di fuoco dei bruciatori. Passò agli spallacci del signor Baxter, opportunamente trasformati in porta granate, oltre ad aver potenziato i cannoni interni, mentre la lancia di Gerald, oltre ad avere gli uncini più lunghi, aveva dotato la lancia di estensione. Questo significava che poteva colpire a maggior distanza e in sicurezza. Mi chiesi se aveva qualcosa anche per me. Si girò proprio verso di me, sorridendo e senza proferir parola, mi indicò verso il petto. Guardai, e avevo un ciondolo completamente nuovo, più raffinato. Tutti non sapevano come sdebitarsi o come ricambiare questi atti di cortesia. Tutto quello che disse fu: "Andiamo in missione, saliamo al prossimo piano dell'albero di Yggdrasil e avremo sistemato i conti".
Essendo d'accordo, anche perché non avevamo molte idee a nostra disposizione, guardammo le missioni che aveva scelto Emanuel per noi.
Mi venne lo strano istinto di aprire il menù, e mi accorsi che la scelta "piano missioni" era comparso tra le possibilità da visualizzare. Venne fuori un ologramma dell'albero di Yggdrasil, con il numero del piano al quale ci trovavamo, il primo, mentre un '?' compariva dall'altro lato. Non era disponibile il numero di piani. Roba da pazzi. Meno fossi rimasto in questo gioco dispotico e pieno di banali regole e prima sarei ritornato alla realtà. C'era una seconda pagina dello stesso menù, che mi portò al campo chiamato "Requisiti piano secondo". Richiedeva che fossero completate trenta missioni casuali. La cosa mi disturbò, questo fino a che non vidi che ventotto missioni su trenta erano state completate da Emanuel, e tutte nel giro di appena tre minuti ciascuna. Possibile che avesse fatto tutto lui mentre noi eravamo inattivi?
Anche le tempistiche, la classifica missione e le ricompense erano tutte equiparate sulla base delle prestazioni di Emanuel.
Era una benedizione averlo fatto entrare in squadra. Eppure, avevo lo strano presentimento che fosse tutto troppo perfetto... Pensai che fossero solo mie congetture dettate dalla scarsa fiducia che nutrivo negli altri, quindi tornai a concentrarmi sulle due missioni che rimanevano da completare.
La prima missione richiedeva di cacciare nella foresta esterna tre esemplari di bestie rare, e ottenere le loro spoglie. Un Platinorco, un Bicentauro e un corvo imperiale cremisi. Per il corvo non ci sarebbero stati problemi, ma per l'orco e il Bicentauro non avevo idea di come catturarli. La seconda missione prevedeva scortare una carovana civile ed eliminare le possibili interferenze, fino a destinazione, presso Cittàdamantio, posta a dieci chilometri da Argentia.
Ragionai con il gruppo, e decidemmo di tenere per seconda la missione di scorta della carovana. Sei cerchi luminosi, all'avviso di conferma di missione, ci trasportarono fuori dalle mura di Argentia, e la prima cosa che vidi fu un piccolo falò, simile a quello che si vede nei film sui boy-scout (se vi state chiedendo se esistono ancora i film sui boy-scout, ebbene sì, nel 2021 ci sono ancora).
Rumori minacciosi provenivano dalla foresta, talmente fitta che nemmeno un raggio di luce passava nell'intricata rete di rami e arbusti. Emanuel si avvicinò al terreno, toccando e analizzando il paesaggio circostante. Cominciai a sentire la testa in confusione. Credevo fosse la mancanza di sonno, finché non vidi che la pelliccia delle braccia si stava allungando nuovamente, mentre con l'ultimo filo di voce rimasto urlai: "Aiuto, mi sto nuovamente trasformando!".
Tornai a essere un Fierolupo. Emanuel cominciò a comportarsi in modo strano, tenendomi d'occhio. Con i sensi che stavano tornando a riacutizzarsi, potevo vedere che il battito cardiaco degli altri miei compagni era salito in velocità, come anche i loro respiri, corti e ripetuti... Tutti ad eccezione di Emanuel, che era rimasto impassibile. Fuggii dal gruppo, in fondo riuscivo ad avere controllo su di me, anche se il corpo che usavo non era lo stesso.
Ciò nonostante, li seguivo a breve distanza, anche perché, dopo aver visto quella calma innaturale in Emanuel. Da quello che avevo letto, chi vedeva un Fierolupo aveva la probabilità di sopravvivere pari al 7%. E se mi avesse messo gli occhi addosso come se fossi una sorta di bottino? La cosa mi faceva rabbia. Volevo distrarmi da questa cascata di emozioni negative. Cominciai quindi guardando il recap di missione, e scelsi di cacciare il corvo imperiale cremisi. Si trovava nella parte più esterna della foresta, nei pressi del vulcano stregato. 'Vulcano stregato dei miei stivali' pensai, per poi rendermi conto che i videogiochi stavano scatenando tutto quello che non avevo mai detto, fatto e pensato.
Cominciai a correre e la sensazione della brezza che sbatteva contro al mio muso era tanto piacevole che desideravo non finisse. In appena cinque minuti raggiunsi la fine della foresta, attraversando la landa, inaridita per le alte temperature e gli sbuffi di vapore bollente. Sentivo l'aria infuocata, ma per fortuna non avevo problemi.
Cominciai a fiutare la zona, in cerca del corvo imperiale cremisi.
Non avendo una base dal quale partire, partii da ciò che conoscevo: sapevo che, come quelli realmente esistenti, è un animale che cerca carcasse di animali morti e cose luccicanti. Non disponevo di nulla di brillante, così tornai nella foresta, per cacciare qualche animale. Ebbi la fortuna di trovare tre strani caprioli violacei dalle corna a cavatappi e provai a inseguirli. Loro coprivano grosse distanze con i loro balzi, ma la mia capacità di Fierolupo di scattare e trovare scorciatoie era impareggiabile. Comparii nelle immediate vicinanze di uno dei tre caprioli, e con una zampata ne atterrai uno a terra. Si dissolse in pochi istanti, e sul luogo comparve la carcassa dell'animale appena abbattuto. Affondai il muso nella carcassa e iniziai a mangiare, colto da un irrefrenabile desiderio di rimpinzarmi. Mi accorsi di avere tutto il muso sporco di sangue blu, e la cosa cominciò a farmi venire il voltastomaco. Tuttavia, rimasero dei lembi di carne grandi abbastanza da essere usati come esca. Trovai anche un'altra carcassa, più vecchia, e raccolsi anche lì altri lembi di carne.
Tornai nella zona arida, nei pressi del vulcano, e mi accorsi che c'erano delle impronte. Rimasi impressionato, anche perché le artigliate del corvo erano enormi. 'Che accidenti di bestie ci sono in questo manicomio?' pensai.
Erano davvero enormi. Mi ci potevo accucciare al suo interno, vista la grandezza dell'impronta. Più avanti c'è n'erano altre, e sembrava portassero ai rami secchi di un vecchio albero spoglio nei pressi della bocca del vulcano. 'Roba da principianti' pensai con sarcasmo. Mi avvicinai con cautela, salendo sulle rocce che costeggiavano il vulcano, fino ad arrivare in cima. Il nido si trovava sul versante opposto del vulcano, perciò mi diressi lì, mentre evitavo gli zampilli del vulcano. Finalmente, arrivai dentro al nido, e mi accorsi che vi erano tre uova mastodontiche. Mi preoccupavo all'idea di dover affrontare la madre corvo e i corvini affamati. Mi nascosi appena vidi un ombra muoversi verso di me. Era tornata mamma corvo. In fondo mi dispiaceva l'idea di eliminare il corvo imperiale cremisi, specie se aveva da crescere una prole.
Ma stiamo scherzando!? È solo un ammasso di dati digitali!
Ero indeciso se uccidere o no, fino a quando il corvo imperiale cremisi mi individuò fra gli intrecci del nido. Aveva le zampe artigliate puntate nella mia direzione, e ogni battito d'ali che faceva provocava violenti spostamenti d'aria, facendo sentire di più la calura della zona. Saltai giù dal nido, e rifacendo il percorso a ritroso, cercai di attirare il corvo lontano dal suo nido. Essa era sulla mia testa, e notai che il suo piumaggio, nella parte centrale del petto, nascondeva un disegno di una corona gialla, spiegandomi il perché fosse chiamato così.
Atterrò prima di me, e si pose a metà strada, tra la foresta e me. Ringhiai, cercando di far capire chi comandava. In tutta risposta, si avvicinò minaccioso e cominciò a colpire con il becco. Più volte schivai le sue beccate e per ogni colpo mandato a segno nel terreno, si vedevano i solchi che generava. Udii il suono di uno sfiato di aria calda appena sotto le mie zampe, e come evitai l'ennesimo attacco del corvo, il vapore lo investì in pieno. Comparve la sua barra vita, di appena 500 punti vita, calata della metà per quello sfiato bollente. Approfittando della distrazione, gli girai attorno e gli saltai in groppa.
Feci un grave errore. Iniziò a sollevarsi in aria, prendeva quota, mentre con le zanne morsi quello che poteva essere il collo. In aria virava costantemente e con violenza, nella speranza di potermi sbattere giù e farmi spiaccicare al suolo. Ma la sua strategia fu tutt'altro. Puntò in direzione del vulcano, già colmo di magma ribollente. Significava solo una cosa. Sacrificio. Non volevo assolutamente finire arrostito. Se il gioco era costruito per avere una sola vita, se fossi morto nel digitale, sarei anche morto nella vita reale. Nonostante questo, continuai a mordere il collo del volatile, mentre stava prendendo velocità verso la bocca del vulcano. All'ultimo secondo, una scia azzurrina colpì la coda del corvo, e qualcosa mi rapì all'istante. Vidi il corvo cadere dritto nella bocca vulcanica, e misteriosamente la lava tornò giù. Guardai chi mi aveva salvato.
Era Riccardo, che mi disse: "Se nun c stav ij, tu er muort e stramuort!". E prima ancora che potessi esprimermi, aggiunse: "Sarà anche un ottimo giocatore chell'Emanuel. Ma chi piglia di mira a n'amic mio, o facc sicc!"
Non sono in grado di riprodurre esattamente il dialetto partenopeo di Riccardo, ma in sostanza disse che lo avrebbe sistemato lui Emanuel se si fosse azzardato a sfiorarmi, solo perché, digitalmente parlando, mi fossi reincarnato in una bestia pregiata. A entrambi si aprì il banner, dove sia il Platinorco che il Corvo imperiale cremisi erano stati eliminati, e al punto di estrazione vi erano due delle tre merci da recuperare. Le piume giallo oro del corvo e la pelle di Platinorco. All'appello mancava solo il Bicentauro.
La mappa era divisa nella sezione arida, dov'eravamo poco fa. Il Platinorco si trovava nella sezione delle paludi. Già immaginavo, ridendo fra me, di come Demetra, altezzosa e schizzinosa com'era, si fosse lamentata del puzzo e delle condizioni della palude. Restava la zona che costeggiava il fiume e la cascata, e potevamo presumere che quella fosse l'unica zona che non avevamo pattugliato...
Anche se riluttante, insieme a Riccardo avremmo fatto buon viso a cattivo gioco, ignorando, almeno per il momento, lo strano comportamento di Emanuel; il suo aiuto ci sarebbe servito, almeno, fino alla prossima missione...
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