24.
Dicembre 2025
Il tempo nuvoloso non mi era mai piaciuto più di tanto, ed il vedere solamente nuvole grige cariche di pioggia sulla mia testa non migliorava la situazione, anzi, aggravava il mio umore, che diciamocelo chiaro, era pessimo dal principio.
Erano passate poco più di 24 ore dalla chiamata di Charles ed io da persona ingenua, sperai che apparisse in dieci minuti dopo aver messo giù la cornetta. Quel tempo non prometteva nulla di buono e nonostante ciò la finestra del salotto che dava l'entrata alla terrazzina era aperta ed il vento aveva libera entrata, scompigliando le tende e facendosi spazio tra le mura dell'abitazione che mi ospitava. Una seggiola in plastica scomoda era sistemata fuori dal balcone, sporca, e data la mia precisione nei dettagli, ci misi un'ora buona per pulirla e renderla presentabile. Nonostante fosse lucida come nuova, presi un telo e lo appoggiai sopra, non volendo entrare a contatto con la sedia.
Faceva freddo ed aveva cominciato a piovere, il vento che soffiava era gelido, e non sapevo bene per quale ragione io stessi fuori. La felpa pesante che avevo addosso copriva il mio corpo e Nuji stava sistemato molto comodamente sulle mie gambe, lasciandosi accarezzare. I miei capelli erano cresciuti e si erano fatti un poco più lunghi, ed erano coperti da un berretto di colore nero che teneva al caldo - per quanto si potesse - le mie orecchie e metà della mia fronte.
Tentai in qualche modo di rilassarmi, per quello che potevo, e terminai ovviamente con l'inserire le cuffie nelle mie orecchie per far partire della musica.
Don't you cry tonight
Certo, Guns N Roses io vi amo moltissimo e mi rallegrate l'esistenza ma così peggiorate solamente le cose, non sono dell'umore adatto, potrei fare il contrario di quello che al momento voi stare urlando nelle mie orecchie, pensai, e decisi di cambiare canzone.
La riproduzione casuale non stava funzionando perfettamente.
I'll go wherever you will go
Con questa canzone, dopo 60 secondi il mio cervello manda un impulso agli occhi e questi cominciano a piangere senza un motivo e per un periodo di tempo non ancora definito. Era la canzone preferita di mio fratello e la ascoltavamo sempre insieme; facevamo girare quel disco con una sola canzone al suo interno per mille volte al giorno, lo stereo vecchio e grosso che aveva il solo compito di riprodurla non ne poteva più di sentirla.
Lasciai che gli Aerosmith scaldassero un po' la mia anima fredda e poi, mentre tenevo gli occhi chiusi e lasciavo che la pelle sul mio viso assaporasse l'aria fredda, sentì Nuji balzare via dalle mie gambe per entrare in casa. Alzai le spalle e con una espressione indifferente, lo lasciai andare in giro a gironzolare.
Tentai di rilassarmi ma i mille pensieri nella testa non mi davano tregua, e così spensi la musica togliendomi gli auricolari dalle orecchie. Dato che le mura di quell'appartamento erano composte principalmente di carta, visto che erano sottilissime, ogni volta che qualcuno si muoveva per le scale si sentivano i passi. Il signore del piano sotto di me aveva una falcata pesante, pestava i piedi come un animale. Diedi uno sguardo veloce al mio orologio sul polso e aspettai qualche secondo, sentendo la porta aprirsi del piano di sotto; in men che non si dica, la falciata dell'uomo risuonò in lontananza ed io accennai un sorriso divertita, scuotendo la testa.
Mi avvicinai al bancone della cucina, aprì il frigorifero per prendere una bottiglia di acqua e la appoggiai sul bancone; un bicchiere di vetro senza nessun disegno mi aspettava impaziente accanto alla bottiglia dell'acqua appena appoggiata. Versai il liquido e guardai il Nuji continuare a girare per il salotto, avvicinandosi alla porta d'entrata per poi tornare indietro.
Strano, non si era mai comportato così.
Rimasi in silenzio, senza muovermi di un millimetro per non provocare rumore e ascoltai dei passi sulle scale, salire lentamente. Era un passo leggero, dato sicuramente da una scarpa morbida e con una suola piatta. Mi sembrava che quei passi si avvicinassero sempre di più al mio pianerottolo ed in quel momento lasciai il bicchiere sul bancone. Mi avvicinai di più alla porta e ascoltai, tentando di capire dove questi arrivassero alla loro destinazione.
Rimasi un po' confusa, anche perchè sul mio pianerottolo le abitazioni erano vuote, quindi aggrottai la fronte confusa.
O quella persona era lì per me - ma io non aspettavo nessuno - oppure si era perso. Aspettai, con calma, rimanendo appoggiata al bancone, sgranocchiando una barretta energetica come passatempo.
I passi si fermarono ed un secondo dopo sentì bussare alla mia porta.
Presi un respiro per calmarmi e poi, con molta tranquillità, andai davanti alla porta appoggiando la mano sulla maniglia. Alzai lo spioncino per guardare chi ci fosse dietro la mia porta e sobbalzai, rimanendo a bocca aperta.
Feci girare in fretta la chiave situata nella serratura e lasciai che la porta uscisse dalla sua posizione originale, aprendosi e finendo alla mia destra.
Guardai per un periodo di tempo indefinito la persona dinanzi a me sbalordita e poi mi sciolsi, come una gelato sotto il sole, mostrando un dolce sorriso sul mio volto.
-"Ciao Charles" sussurrai guardando il pilota situato sull'uscio della mia porta.
-"petite" pronunciò lui abbassandosi il cappuccio della giacca che indossava ed io, incurante del fatto che fosse bagnato, mi avvicinai con una falcata sola per stringerlo forte.
Nel tempo in cui mi persi a guardarlo notai solo che il suo abbigliamento era identico a quello con cui scendeva in pista. Indossava la giacca anti vento e anti pioggia rossa, la tuta sotto era allacciata fino al collo visto la temperatura fredda e le scarpe non erano quelle con cui guidava.
Almeno quelle le aveva cambiate.
Lo abbracciai forte, lui mi sollevò sistemando le sue braccia sotto le mie gambe tenendomi per i glutei e si spostò entrando nella mia abitazione. Chiusi la porta con un tonfo allungando il braccio e poi lo guardai, accarezzandogli una guancia, tenendo un sorriso rilassato sul volto.
-"sono stato così stupido..." mormorò lui abbassando per un attimo gli occhi ed io sfiorai la punta del naso con la sua, scuotendo la testa.
-"mi sei mancato" risposi io, fregandomene di quello che era accaduto precedentemente.
Tutto in quel momento aveva un senso ed io volevo solo passare del tempo insieme al principino.
Mi appoggiò al bancone della cucina e si guardò attorno, storcendo un po' il naso.
-"che appartamento hai trovato?" chiese seguendo con gli occhi la crepa sul muro bianco che saliva fino al soffitto.
-"è terribile, voglio andarmene via da qua"
-"vieni con me" mi disse lui sfiorando la punta del mio naso, appoggiando poi le sue labbra sulla mia fronte.
-"vorrei ma..."
-"non puoi trovare altri spazi in una caserma diversa giusto?"
-"potrei fare domanda a Montecarlo ma non credo serva a molto, se è riuscita a cacciarmi da Cap d'Ail..."
-"in Italia? Io... potrei trasferirmi..." mormorò non molto convinto lui ed io scelsi di prendergli il viso tra le mani ed accarezzare lentamente una sua guancia con il pollice.
-"non ci provare" gli dissi avvicinandomi di più per poi dargli un bacio lungo sulle labbra.
Una scintilla provocata quando si versa dell'acqua sull'olio bollente può causare un incendio in sedici secondi. In pratica non hai nemmeno il tempo di accorgerti di aver fatto una stronzata che le fiamme cominciano ad avvolgere la zona in cui è scoppiata la scintilla.
In questo momento, io sono l'olio bollente, coperto dall'acqua, e dentro di me si sta scaturendo un incendio lento, che provoca solo calore, che mi rende più viva del solito.
Fare l'amore con Charles era la cosa che più torturava la mia mente da quanto avevamo cominciato la nostra relazione, ed ora che sono distesa su questo letto, tra le lenzuola pulite e profumate, appoggiata al corpo muscoloso ed asciutto del monegasco, posso dire che la sensazione che ho provato aveva superato di gran lunga quella che avevo considerato la più alta fino a quel momento. Ero completamente innamorata di quel ragazzo, e nessuno mai mi avrebbe smosso da quella situazione.
**
24 dicembre 2025
Alla vigilia di Natale solitamente si fa un cenone familiare lunghissimo, ma dal momento in cui io non avevo una famiglia, Charles mi aveva pregato in ginocchio per far sì che io cenassi con la sua. Mi aveva fatto conoscere prima i suoi fratelli, Arthur e Lorenzo, e poi sua madre, una donna dolcissima e molto forte.
Dato che nello stesso tempo io avevo trovato un bel rapporto con mio fratello Sam, quest'ultimo aveva ben deciso di passare il Natale con me, quindi anche lui era stato automaticamente aggiunto alla lista degli invitati in casa Leclerc.
Ero a dir poco entusiasta e il fatto di passare per la prima volta un Natale felice mi aveva messo seriamente di buon umore.
Mi svegliai presto quella mattina, indaffarata a sistemare le ultime cose prima di andare a casa di Charles e andai anche in bagno per vomitare.
Dopo certi sensi di nausea persistenti, comprai un test di gravidanza, sotto ordine di Zoe.
Eh sì, ero incinta ma non l'avevo ancora detto al mio ragazzo, il che complicava il quadro della situazione.
Zoe mi aveva consigliato di dirlo a Natale ed io accettai il consiglio, sperando che tutto sarebbe andato per il meglio.
Charles si svegliò poco dopo di me, trovandomi nel bel mezzo della sua cucina con un coltello in mano intenta a spalmare della marmellata di fragole sulla fetta biscottata.
Alzai lo sguardo per osservarlo e mi persi per qualche secondo: i capelli erano spettinati dal cuscino e la maglia con cui dormiva insieme ad un paio di pantaloncini rovinati lo rendevano ancora più cucciolo. La barba era stata appena curata e tagliata, quindi sembrava ancora più bimbo.
La fetta biscottata probabilmente si sciolse quanto me e si spezzò a metà.
-"ma buongiorno" sorride sarcastico lui dandomi un lungo bacio sulla guancia sinistra.
-"ciao amore" sorrisi dando un morso alla fetta rotta, mentre lui allungava la mano per prendere l'altra.
-"ti sei svegliata bene stamattina?"
-"sì, oggi stranamente sì"
-"beh accanto a me è sempre un bel risveglio" mormorò divertito prendendo la bottiglia di succo fresco dal frigorifero.
-"non direi, certe volte russi"
-"ecco perché mi dai le gomitate" mise il broncio prendendo i bicchieri e versandone anche un po' a me.
-"mi disturbi" gli feci una linguaccia divertita e misi nel lavandino il coltello sporco.
Lui sbuffò sonoramente, finto offeso, ed io mi alzai sulle punte per lasciargli un bacio dietro al collo.
-"non mi tenti"
-"falso" ridacchiai allontanandomi per sedermi al tavolo preparato, mentre lui diventava rosso come un peperone.
Il suo lato timido mi metteva così tanta tenerezza.
Mentre stavamo facendo colazione, sua madre lo chiamò dirgli di passare al supermercato per prendere un ingrediente, perché a detta sua era terminato prima che lei se ne accorgesse.
-"va bene se andiamo insieme?" Mi domandò interessato a guardarmi ed io annuì tutta sporca di marmellata in bocca. Lui scoppiò a ridere divertito.
-"che c'è?"
-"sei tutta sporca" rise parecchio ed io mi portai immediatamente un fazzoletto alla bocca per pulirmi, sotto i suoi occhi divertiti.
-"potevi dirmelo prima!" Borbottai mettendo il broncio.
-"scusami piccola, era troppo divertente vederti"
-"sono uno spettacolo lo so"
-"sì, decisamente. Il migliore"
Ed io, semplicemente e come la prima volta, arrossì.
Mi cambiai di fretta per andare al supermercato, indossando una felpa larga che poi avrebbe dato spazio ad un abito un poco più elegante. La felpa ovviamente sapeva di Charles e me la strinsi di più addosso, per sentire il suo profumo, nonostante ce l'avessi accanto.
-"strano, a mia mamma non manca mai lo zucchero"
-"si sará dimenticata dai, deve stare dietro a mille cose diverse poverina" la giustificai infilando la busta nel carrello. Sì, ne avevamo approfittato per fare la spesa noi, visto che a casa mancava qualsiasi cosa.
-"sì ma lo compra sempre sempre... Arthur ne va a cucchiai enormi per qualsiasi cosa"
-"voi mangiate in maniera molto strana" commentai scuotendo un poco la testa, avvicinandomi al ripiano per prendere le salse.
-"ha parlato quella che mette le patatine sopra la mollica del pane e le mangia insieme"
-"sssh" sibilai mettendo un dito sulle mie labbra, soffocando una risata.
Dopo aver passato metà del tempo a congelarmi davanti ai surgelati aperti e davanti al frigorifero per gli affettati, Charles si decise di andare verso la cassa per pagare. In quel momento, vedendolo così spensierato, aggiunsi un biberon mentre lui era distratto nel scegliere se fosse meglio il kinder buono bianco oppure nero.
Pagò senza farci nemmeno caso ed uscì spensierato tirando il carrello come se fosse un bambino felice.
Si girò verso di me sorridendo a trentadue denti solo per dirmi che il Natale lo metteva di buon umore.
Effettivamente, lo spettacolo che regalava il principato di Monaco nel periodo natalizio era unico.
Per rendere la cosa ancora più evidente, sistemai il biberon sopra la borsa che lui teneva tra le mani. Senza accorgersene inizialmente, si allontanò per chiudere il baule dell'auto ma si bloccò appena diede l'ultima occhiata alle borse.
-"Victoria." Quasi urlò con una voce acutissima, mentre le sue guance si tingevano di rosso e gli occhi cominciarono ad inumidirsi.
Io mi voltai verso di lui, senza aprire bocca.
-"che... che..." balbettò senza formulare una frase.
-"forse... forse è troppo presto ma... beh Charles si sono... incinta"
-"oh mio dio"
Lui riuscì a dire solo quello prima di venire verso di me, prendermi in braccio e stringermi fornitissimo, mentre piangeva quasi come un disperato in sottofondo. Continuava a ripetermi che le sue erano solamente lacrime di gioia ed io riuscì a credergli, mentre lo stringevo anche io emozionata.
Passò il tempo in auto immerso nel traffico a ripetere quanto fosse felice, che quello si era rivelato l'anno migliore della sua vita. Aveva vinto di nuovo un mondiale ed io lo facevo diventare padre.
Quel giorno però era passato con troppa felicità per riuscire a terminare nella stessa maniera. Erano da poco passate le 12, stavamo per tornare a casa per sistemare sia la spesa che noi stessi, quando al semaforo verde per noi un'auto ci arrivò completamente addosso, colpendoci dal lato di Charles.
Mi sentì volare in avanti e con lo specchio rotto finì dopo il parabrezza, volando letteralmente fuori dall'auto.
Urlai non so quante volte il nome del monegasco mentre attorno a me si faceva tutto sfocato e, con il viso grondante di sangue ed il sapore metallico in bocca, cominciai a gattonare sull'asfalto pieno di schegge del nostro vetro in cerca di Charles.
Mi sentì bruciare l'esofago e poco mi importava del dolore che sentivo ancora una volta alla spalla ed alla gamba, la cosa più importante era trovare il mio ragazzo.
Cominciai a piangere, forse senza nemmeno accorgermi, il tutto mentre la gente si accerchiava attorno alla zona dell'incidente.
Sbattendo gli occhi ancora una volta, tornai a mettere a fuoco per poco la mia vista ed io corpo di Charles si materializzò sotto i miei occhi. Gattonai - quasi strisciando - sull'asfalto per raggiungere il monegasco e gli preso distrattamente il viso tra le mani, richiamandolo più volte.
-"ehi, ehi Charles! CHARLES! Cazzo svegliati ti prego ti prego. Riesci... riesci a sentirmi? A-Amore"
La mia voce era rotta dal pianto mentre urlavo il suo nome, per sperare di rivedere ancora una volta quei suoi occhioni azzurri e verdi.
-"p-per favore, torna da me" mormorai distrattamente prendendo la sua mano, portandosela alle labbra. La sporcai ancora di sangue e presi il fazzoletto dai jeans per pulire il suo volto, sporco di terra.
Strinsi di più le dita tra le mie e poi, ricordandomi di quello che effettivamente ero, cominciai a soccorrerlo trovando un minimo di lucidità.
Lui rinvenì ed io cominciai a piangere di nuovo, sdraiandomi stanca accanto a lui. Gli strinsi la mano più forte e voltai per quello che potevo la testa verso la sua, aspettandomi i suoi occhi a fissarmi ancora.
-"ti amo" mi disse lui e poi il vuoto mi avvolse ancora una volta.
Sperai con tutto il cuore di sentirmi dire ancora un'altra volta quelle parole, ed ancora una volta da lui.
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-1😭
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