Capitolo 17

Passai quasi un mese rinchiusa nei suoi appartamenti. Rifiutai di mangiare e di bere e, soprattutto, mi rifiutai di vedere lui. Nonostante i numerosi tentativi di parlarmi, io declinavo sempre le sue proposte, cacciandolo a male parole e offendendolo pesantemente. Ogni volta vedevo i suoi occhi colmi di mortificazione ed io, ogni volta, mi sentivo meglio. Passai quel mese pensando costantemente a mia madre e alla terra verde che tanto mi mancavano. Dovevo ammettere però che quel posto così macabro cominciavo ad apprezzarlo, non lo trovavo così ripugnante come tutti gli altri dei. Aveva... il suo fascino in un certo senso. Non capivo più quando fosse notte e quando giorno, l'Erebo avvolgeva il luogo a tutte le ore. Solo quando cominciò a salire Ecate riuscii finalmente a scandire le ore; lei e Pasitea mi stettero molto accanto ma bloccai ogni loro tentativo di spiegarmi i comportamenti di Ade.

Dopo che passò circa un altro mese, terminarono le visite alla mia porta. Anche Pasitea ed Ecate la piantarono di giustificare le sue azioni, io chiedevo ora sempre più spesso di tornare a casa per poter dimenticare tutta questa storia, questo posto e soprattutto per dimenticarmi per sempre di lui. Un giorno, mentre ero affacciata alla finestra, vidi degli uccelli che fluttuavano nell'aria. Non erano come le colombe, più come corvi sia per grazia che per bellezza. I loro versi gracchianti mi risuonarono nel cervello e, quando vidi i loro volti di donna, feci un balzo indietro per lo spavento. D'un tratto uno di quegli esseri alati si fiondò in picchiata verso di me, facendomi urlare per la paura; quelle invece cominciarono a ridere, gracchiando rumorosamente.

"Chi è la nuova ragazza?"

"Credo sia una dea!"

"Non si direbbe!"

"Non so cosa ci abbia trovato Ade in un'insipida ragazzina come te!"

"Già!

"Hai ragione!"

"Io non ho niente a che fare con Ade!"

"E lo credo bene! Menta è mille volte superiore a te, ragazzina!"

Alla menzione di Menta sentii tutto il mio corpo fremere per la gelosia. Come potevano compararmi a quella donna, come aveva potuto scegliere lei.

"Non paragonarmi a quella lì!"

"Oh a quanto pare la ragazzina è gelosa!"

"Lasciatemi in pace!"

"Ora che farai? Piangerai?"

"Già la povera piccola bambina."

Le tre scoppiarono nuovamente a ridere e, mentre ero in procinto di rispondergli a tono, una voce ruppe l'aria tesa che si era instaurata.

"Celeno, Ocipete, Aello, smettetela!"

Subito, al richiamo del dio, queste ammutolirono e piegarono il capo in segno di vergogna.

"Sì Thanatos!"

"Andate a svolgere i vostri doveri!"

Queste annuirono solennemente e volarono via. Io mi volta verso il dio dagli occhi scuri che mi fissava con il suo solito sguardo glaciale.

"Vedo che le cose tra voi non sono migliorate!"

"Da cosa l'hai notato?"

"Da come si è buttato sul lavoro. Non fa altro: dalla mattina alla sera. Soffre per tutta questa situazione."

"Ah lui soffre! Ed io?"

"Posso assicurarti che soffre più lui di te."

"Sai? Ci credo veramente poco!"

"Credi quello che vuoi ma non fare la ragazzina viziata!"

"Io non faccio la ragazzina viziata! È lui che ho trovato con una donna nuda che gli si strofinava addosso, non il contrario."

"Devo ricordarti la patetica scenetta di te che ti strusciavi continuamente ad Apollo?"A quel ricordo avvampai subitamente e abbassai la testa per l'enorme imbarazzo. Lui si accorse di aver colpito nel vivo e ne approfittò, continuando il suo discorso. "C'è una spiegazione del perché Menta fosse nuda addosso a lui e del perché ti abbia cacciata. Posso parlartene o hai qualcosa in contrario da dire?"

Io scossi impercettibile la testa, invitandolo a continuare.

"Menta voleva convincere Ade a tornare con lei così gli tese un tranello affinché entrasse nella sua stanza e, quando stava per respingerla, sei entrata tu."

Sentii le mie guance diventare come quelle di un papavero per la vergogna, non osando nemmeno incrociare le iridi del dio.

"Questo non spiega il perché mi abbia cacciata."

"Ci stavo arrivando! Dopo aver sconfitto il mostro Ade stava tornando a casa ma tua madre ha inveito contro di lui e gli ha intimato di rimandarti da lei. Lui non l'avrebbe ascoltata se non tenesse ai tuoi sentimenti, ti avrebbe potuta tenere qui con la forza e il motivo per cui non ti ha detto niente è..."

"...perché non voleva che odiassi mia madre."

Lui annuì mentre i miei occhi si velarono per la consapevolezza. Aveva preferito farsi odiare piuttosto che farmi odiare mia madre ed io lo avevo trattato in quel modo, mi sentivo terribilmente in colpa. Aveva ragione Thanatos, mi ero comportata come una sciocca ragazzina viziata.

"Perché... proprio adesso mi ha rapito?"

"Perché non avrebbe potuto vivere sapendo che tu ti saresti sposata con qualcun altro."

Inizialmente corrugai la fronte e poi capii ha chi si riferisse: Apollo. Quella luce viola che ho visto scendere dal cielo quella notte dev'essere stata Ecate che andava a riferire la notizia ad Ade. Ade. Dovevo trovarlo e dovevo parlargli, dovevo scusarmi per il mio comportamento infantile e mettere fine a tutto questo. Uscii fuori dalla stanza, ringraziando Thanatos con un sorriso.
Essendo enorme il suo palazzo, non sapevo bene da che parte iniziare ma poi mi ritornarono in mente le parole che il dio mi aveva detto qualche minuto prima e così mi diressi direttamente nel luogo dove sapevo che l'avrei trovato. Quando entrai, spalancando le enormi porte di mogano senza nemmeno bussare, lo vidi chino sulla sua scrivania con tre uomini che sedevano di fronte a lui.

"Ho detto che non volevo essere..."

Quando si accorse che fossi io, rimase a bocca aperta e scattò in piedi, distruggendo la sua compostezza che di solito lo caratterizza.

"Cosa..."

"Volevo parlarti! Posso?"

"Certamente! Eaco, Minosse, Radamante uscite!"

"Sì mio signore!"

Mi avvicinai a lui ma prima che potessi parlare, lui mise le mani dietro la schiena e iniziò il suo monologo.

"So che sei venuta a chiedermi e hai ragione! Non ho il diritto di tenerti qui! Oggi stesso ti rimanderò in superficie così potrai riabbracciare tua madre e sposare Apollo!"

Fissai intensamente la sua schiena mentre lui osservava il suo dominio da fuori l'ampia finestra. Io rimasi impassibile prima di pronunciare quelle parole, che quasi mi sfuggirono dalle labbra.

"Io non voglio andare in superficie e non voglio sposare Apollo!"

"Che cosa?"

Mi chiese sorpreso, girandosi di scatto per incontrare il mio sguardo. Io sorrisi alla sua buffa faccia allibita, avanzando lentamente verso di lui.

"Io non voglio sposare Apollo, voglio sposare te! So quello che hai fatto per me e te ne sono grata. Sei stato così premuroso nei miei confronti e... non me sono mai voluta veramente andare da qui, perché io ti amo!"

"Persefone, tu non puoi amare uno come me! Io non governo la superficie, non sono come tutti i miei altri fratelli, io..."

"Tu infatti sei migliore di loro!"

"Inoltre, non potremo mai avere figli!"

Quella menzione mi lasciò un po' interdetta: essendo una divinità della natura, figlia della Vita, avrei sempre voluto avere dei figli, era nella mia indole ma, se avessi dovuto scegliere tra loro e lui, non avrei voluto altro marito all'infuori di Ade. Io sorrisi debolmente ma convinta della decisione che stavo per prendere.

"Per me l'importante è stare con te!"

Gli accarezzai il viso e lui subito mi baciò, mi strinse forte a lui ed io portai le braccia dietro il suo collo. Si staccò dolcemente da me e notai nel suo sguardo un bagliore nuovo. Posò la sua fronte sulla mia e ci fissammo per infiniti istanti prima che lui rompesse il silenzio.

"Vuoi essere mia moglie?"

"Lo voglio!"

"Allora va' a preparati, ci sposiamo oggi stesso!"

"Di già?"

"Non voglio più aspettare!"

Entrambi sorridemmo prima che mi staccasse e mi invitasse ad entrare nelle sue stanze. Mi feci un bagno e, appena uscii per recarmi in camera da letto, trovai un meraviglioso abito bianco che subito indossai. Mi osservai allo specchio e passai le mani lungo i miei fianchi: la veste sembrava che fosse cucita su misura, dei filamenti dorati decoravano il lembo del vestito mentre dei diamanti adornavano la parte superiore del seno che ne mostrava una generosa parte. Mentre ammiravo il mio riflesso, la porta si spalancò e rivelò le figure di Ecate e Pasitea che entravano con dei gioielli e ornamenti in dei cesti, seguite da ancelle.

"Abbiamo saputo la notizia! Abbiamo portato dei doni da parte di Ade."

Pasitea mi porse il cesto e vidi le numerose collane, bracciali e anelli che brillavano alla luce delle candele. Rimasi scioccata davanti a tutto quello, nessuno, nemmeno le dee dell'Olimpo, avevano tanti gioielli e pietre preziose, nemmeno Era e Anfitrite ne possedevano di così belli e così sfarzosi.

"Sono... tutti per me?"

"Certo mia cara! Te ne fa dono Ade come regalo di nozze. Li ha fatti fare appositamente per te da Efesto."

Arrossii alla risposta di Ecate, pensai alla premura del mio futuro marito ad aver scelto quelle gemme, verdi come i miei occhi e la terra che governo. Ecate mi alzò il mento e mi fece incontrare il suo sguardo, sorridendomi sinceramente felice.

"I tuoi occhi brillano come stelle quando si parla di lui!" Io abbassai lo sguardo, non riuscendo a trattenere il sorriso. "Beh, adesso però pensiamo alle nozze!"

Due ninfe mi acconciarono i capelli, legando due ciocce con dei fili dorati dai quali pendevano degli smeraldi che si intrecciano con i boccoli ramati. Indossai degli orecchini con dei rubini provenienti dalla Persia e un girocollo di diamanti verdi provenienti dalla Beozia. Il bracciale che lui mi aveva decorato prima che io tornassi in superficie lo tenni, non me ne potrei mai separa. Indossai il mantello porpora adagiato sul letto e le mie amiche mi aiutarono a indossare il velo casto prima di uscire. Seguii Pasitea ed Ecate che mi precedevano di alcuni passi. Sentii il cuore piombarmi in gola e la vista leggermente appannarsi, presi un respiro profondo per mantenere la calma ma fu tutto inutile. Quando giungemmo di fronte il portone che dava sulla sala del trono sentii il cuore fare un ultimo battito per poi fermarsi. Le porte si spalancarono, Pasitea ed Ecate avanzarono, io rimasi immobile davanti la figura meravigliosamente imponente del mio dio.

Bạn đang đọc truyện trên: AzTruyen.Top