The First secret is out.
The First secret is out.
I'm gonna pick up the pieces,
And build a lego house
When things go wrong we can knock it down
Lego House - Ed Sheraan.
Quando Niall arriva al Negozio di Musica, si ferma davanti alla vetrina, con l'incapacità di entrare che lo blocca al suolo come una statua di sale.
Guarda la chitarra in legno chiaro, esposta davanti a lui e tocca con l'indice il vetro con estrema attenzione mista a, della più che ovvia, esitazione.
Sente ancora, dopo un anno, di aver tradito la Musica; sente ancora di non meritarla, di averle inferto un dolore tale da non poter più avere indietro la concessione di riaverla per sé.
In realtà la Musica è già tornata nella sua vita, da quando un giorno ha iniziato a fischiettare un motivetto improvvisato e che, se avesse avuto la sua chitarra, avrebbe riproposto formandone un arrangiamento.
Ma lui non ha più una chitarra, da quel giorno. Non l'ha più voluta perché pensa di non meritarla, dopo quel che ha fatto.
Chiude gli occhi, sconfitto, trattenendo una lacrima; l'incubo che spesso torna nei suoi sogni e che non fa altro che raccontare un vecchio ricordo, si ripropone come un'immagine troppo nitida, anche se in tutto questo tempo ha cercato di dimenticare.
*
Quella mattina non è riuscito a stare fermo nemmeno un momento, come se una tarantola l'avesse pizzicato trasmettendogli un'energia inesauribile.
È così da un paio di giorni. È entusiasta, ma con l'umore a terra. Una cosa impossibile.
Suona per non pensarci, anche perché se prova a focalizzarsi su qualcosa, viene distratto da qualcos'altro.
La madre è abituata alla sua iperattività, perciò non si accorge nemmeno dell'impercettibile differenza in suo figlio e lascia correre.
Niall non si sente stanco, nonostante non abbia dormito; non si sente affamato – insolitamente strano per uno che ama il cibo – non ha riso, come accade sempre alla mattina, alzandosi; si è solamente lasciato trasportare da questa voglia di fare – di fare troppo.
Si veste alla velocità della luce, la madre gli ha preparato una colazione che non mangerà; beve soltanto il caffè, perché il suo corpo lo esige.
Poi la signora Horan lo saluta, ma lui è distratto e non ricambia nemmeno con il bacio che le dà sempre prima di uscire.
È teso come una corda di violino.
È andato al Conservatorio per la sua lezione con Mr. McCall, con la sua chitarra in spalle; solo in quel momento riesce a sorridere, di un sorriso appena pronunciato ma tranquillo, come se la musica potesse lenire ogni dolore. Un dolore che non sa nemmeno da cosa è stato provocato, ma che lo rende vuoto, indifferente alla brezza che quella mattina gli scompiglia i capelli e alle persone che gli sorridono, quando attraversa il corridoio della scuola.
Quando entra in classe, trova altre due persone che faranno lezione con lui e si innervosisce, avrebbe voluto essere da solo e suonare senza dover seguire nessuno schema.
Non lo sa, Niall, che sta raggiungendo la fine, che sta per avere un Episodio – così lo hanno chiamato dopo.
Non lo sa, purtroppo, perché, cieco, non ha visto nessun sintomo. Eppure l'insonnia, la disattenzioni verso ciò che è sempre stata un'abitudine, l'iperattività inconcludente, la voglia di non mangiare, il nervosismo improvviso e l'indifferenza verso il mondo sono tutti lì, visibili a chiunque, sul suo corpo, pronti a esplodere.
L'inizio della lezione lo annoia; il professore sta parlando di teoria e lui non ascolta, guarda assiduamente la custodia della sua chitarra e con un piede puntella, nervoso, sul pavimento.
"Niall, ti pregherei di prestare attenzione; anche questa parte di lezione è importante"
Niall non risponde, annuisce perché è obbligato, ma continua a non ascoltare – perché non vuole.
Quando Mr. McCall dà la possibilità ai tre di usare il proprio strumento, per mettere in pratica la lezione del giorno, Niall non esita un momento, afferra la sua chitarra e l'appoggia sulle gambe.
Inizia a strimpellare, senza nemmeno aspettare di andare a tempo con gli altri, perché non ha voglia di seguire lo spartito che gli è stato imposto; vuole suonare ciò che gli dice la testa, ciò che gli dice il cuore.
Accade un momento in cui si sente onnipotente, come se, ciò che sta suonando, fosse un miracolo, il nuovo inno alla musica, la perfezione delle note messe l'una accanto all'altra... e la sta creando lui.
Niall si sente un Dio.
Sono molte le volte in cui il professore lo riprende, dicendogli: "Fermati, Niall", ma lui continua, mentre pensa che non può bloccarsi, non ora che sta costruendo quella meraviglia.
Quando, però, una mano ferma la sua, alza lo sguardo e i suoi occhi blu sono accesi di rabbia.
Niall esplode mentre il professore gli sta dicendo: "Fermati! Quello che stai suonando non è musica. Che ti prende?"
E la medaglia si rovescia. Se fino a quel momento Niall si è sentito un Dio onnipotente, ora non è più nessuno, non esiste nemmeno una classificazione per le persone come lui.
L'umore che esplodeva di entusiasmo, ora invece divampa del suo estremo, del suo contrario. Cade, abbandonando l'euforia e si ritrova all'Inferno del disprezzo verso se stesso.
Si alza e non può nemmeno pensare di star esagerando che spintona il suo maestro. I due ragazzi, seduti accanto a lui, lo fissano, increduli e spaventati; il professore, caduto a terra, ha gli occhi spalancati e sembra terrorizzato.
Niall alza la sua chitarra, come se volesse colpirlo.
Tutti stanno pensando: Questo non è Niall. Niall non farebbe mai del male a qualcuno – si pentirebbe anche di aver ucciso una mosca, se solo ci provasse. Niall è calmo, solare, ha sempre quella voglia di ridere che contagia chiunque gli giri attorno. Niall non è mai arrabbiato, non spintona le persone. Niall non spacca il suo strumento, la sua vita, la sua passione, a terra, distruggendolo in mille pezzi.
Eppure l'ha fatto. Non ha colpito Mr McCall, ma ha distrutto il suo tutto.
Ha spaccato la sua chitarra colpendo il pavimento con tutta la rabbia del momento. Alcune schegge di legno sono finite sui suoi vestiti e le corde si sono strappate, producendo suoni assordanti.
L'ha sbattuta contro il pavimento più volte, esaurendo tutte le forze che, però, continuano a moltiplicarsi.
Se potesse, continuerebbe, perché ha bisogno di sfogarsi. Non ha un motivo, non lo sa perché lo sta facendo, ma vorrebbe continuare, tentando di liberarsi da quel vuoto che lo sta opprimendo.
La ragazza seduta accanto a lui urla e scappa via, seguita dall'altro ragazzo che dice: "è impazzito. Niall è diventato pazzo"
Il professore resta lì, immobile, come Niall che guarda la chitarra, ora, in mille pezzi; non può credere che sia stato lui a fare una cosa del genere.
Si guarda le mani che tremano e che hanno iniziato a sanguinare perché, battendo ripetutamente lo strumento, le ha strette a tal punto da farsi male con le corde.
Si inginocchia, riverso su ciò che resta della sua chitarra, sotto lo sguardo spaventato di Mr. McCall e piange, anche lui inorridito da se stesso.
"Cosa...cosa ho fatto?" Farfuglia, accarezzando i resti che rimangono a terra.
Il cuore batte forte, così tanto che gli uscirà fuori dal petto. Trema, mentre il viso si riempie di lacrime, offuscando la sua vista.
Dopo quell'Episodio, Niall non ricorda molto altro. Sa che è stato portato via, sa che non è ritornato più al Conservatorio, né a casa. Sa che non ha più usato una chitarra.
Ricorda di essere stato portato via da due persone vestite di bianco.
E, poi, la calma, la pace, il senso di intorpidimento e il buio.
Per giorni Niall ha visto solo il buio.
*
Riapre gli occhi, Niall ha iniziato a tremare; le lacrime scendono copiose sul suo viso. Ricordare un momento come quello non sarà mai una cosa facile, né tantomeno l'anno che ha passato dopo l'Episodio.
La gente lo osserva, curiosa e indisponente come chi vorrebbe sapere cosa gli prende.
Lo hanno chiamato disturbo di bipolarità, i medici, e quello è stata una parte di un episodio ipomaniacale. L'apice di un momento che lo ha fatto esplodere.
Gli hanno detto tante cose, in realtà, molto più specifiche, ma lui non ha capito. Gli sono chiare solo le parole del ragazzo che è scappato via urlando: "è diventato pazzo".
Fa un passo indietro, non può comprare ciò che ha distrutto.
Non può, non se lo merita. Non è ancora pronto. I dottori in fondo glielo hanno detto: l'anno che ha passato è stato solo il principio, i veri passi li deve ancora compiere. E anche se da quando è uscito, è passato un altro anno, Niall si sente di non essere arrivato a nulla. Si sente all'inizio, ancora sconfitto.
Perciò scappa via.
_________
One step forward, two reverse.
Chest to chest / Petto a petto
Nose to nose / Naso a naso
Palm to palm / Palmo a palmo
We were always just that close / eravamo così vicini
Wrist to wrist / polso a polso
Toe to toe / punta a punta
Lips that felt just like the inside of a rose / labbra che sembravano l'interno di una rosa
So how come when I reach out my finger / Così, come mai quando ti raggiungo con le dita
It feels like more than distance between us? / Sembra che ci sia di più della distanza tra di noi?
Rihanna - California King Bed
§
Just when I felt like giving up on us / Proprio quando volevo rinunciare a noi
You turned around and gave me one last touch / Ti sei girato e mi hai dato un ultimo tocco
That made everything feel better / Che ha fatto sentire tutto meglio
And even then my eyes got wetter / E anche i miei occhi si sono sentiti meglio
So confused, wanna ask you if you love me / Così confuso, vorrei chiederti se mi ami
But I don't wanna seem so weak / Ma non voglio sembrare così debole...
Maybe I've been California dreaming. / forse sto solo sognando la California.
Rihanna - California King Bed
Zayn apre gli occhi ed è il diciottenne di quell'ultima estate in cui ha cambiato radicalmente la sua vita. Ma le cose sono diverse.
Non è diventato uno spogliarellista, non è andato, dopo tre mesi di lunga distanza dal suo migliore amico, nella sua villa, per rincontrarlo e scoprire di essere stato abbandonato, perché Zayn non è affatto partito.
È giugno, ed è rimasto. È rimasto per Liam. E sono ancora quei due migliori amici che non hanno segreti e che, spesso, dormono ancora insieme, abbracciati come se non ci fosse un domani.
Un anno non li ha visti separati senza spiegazioni, sono felici e... Zayn ha accettato tutto, di se stesso, anche quello che non ha voluto mai ammettere.
Sono felici, insieme.
Zayn spesso si domanda come sarebbero andate le cose, se solo lui fosse rimasto; non è mai stato un'ottimista, ma ha sempre voluto pensare in questo modo per tentare di evadere dalla realtà.
Quella mattina, però, non riesce a rivestire i panni del ventunenne che è diventato, non riesce a tornare nello schifo della sua vita; così, quando si alza, ha diciotto anni.
E la sua vita di adolescente, con alti e bassi, è magnifica perché c'è Liam con lui.
Esce e la porta della stanza di Louis è aperta, mostrandosi vuota. Attraversa il corridoio, assonnato, e ascolta il suono del silenzio. Non deve esserci nessuno.
Quando arriva nel salone principale, però, lo trova.
Sorride, mentre lo stomaco gli si rivolta in una trottola e uno svolazzamento gli ricorda di tutte le volte in cui, alzatosi sempre tardi e dopo il migliore amico, trovava Liam a studiare, riverso sulla propria scrivania. Ricorda di come si salutavano, al mattino...
Chiude gli occhi e li rivede, loro, con i volti più paffuti; rivede se stesso, che senza nessun turbamento, si avvicina a Liam e lo abbraccia, cogliendolo sorpreso, per dargli il loro 'Buongiorno'.
Riapre gli occhi e ha ancora diciotto anni e ha voglia di abbracciarlo, nonostante le incomprensioni, le distanze e l'odio.
Vuole sentirsi suo, come un tempo.
Si avvicina, silenzioso come un predatore, lo attacca, ma lo fa dolcemente. Si inclina verso Liam e circonda il suo collo con le braccia, affondando il muso nell'incavo del collo.
Eccolo lì, il suo buongiorno.
Zayn lo sente irrigidirsi, inizialmente, ma nell'arco di pochi secondi il corpo di Liam si rilassa, mentre lo sente inspirare il suo odore, proprio come sta facendo anche lui.
"Buongiorno" Sussurra, soffiando sul suo collo. Liam lascia andare la penna con cui sta scrivendo e tira indietro la mano libera, incontrando i capelli del migliore amico. Li accarezza dolcemente e Zayn non può fare a meno di pensare che, lì, in quel momento così irrealistico per loro, anche Liam stia tornando indietro nel tempo, dimenticando il presente.
Eccola lì, la risposta di Liam. Esattamente come un tempo.
"Ben svegliato" Gli dice Liam con la voce strozzata da un tremolio insolito per il ragazzo controllato.
Zayn sorride, compiaciuto di sortire in lui, in ogni caso, ancora quell'effetto.
Si rende conto dello stereo acceso soltanto in quel momento, quando apre gli occhi e le prime note di California King Bed riecheggiano accanto a loro, morbide e delicate. Ha già i brividi, ha sempre pensato a Liam con quella canzone.
Che strano, a volte, il caso.
Non ci pensa molto, perché con l'età che crede di avere, avrebbe agito senza ripensamenti. Così, scoglie l'abbraccio e afferra velocemente una mano del migliore amico, girandolo verso di sé per alzarlo.
Liam è totalmente assuefatto da quel momento, dalle iniziative del suo migliore amico; Zayn è capace come nessun altro di sensibilizzare la sua razionalità, spingendo su tasti emozionali che non ha mai creduto di possedere.
Quando si ritrova in piedi con una mano intrecciata a quella dell'altro, alza un piglio mentre un sorriso emozionato imperla il suo viso.
Soltanto quando Liam lo vede interamente, nota che Zayn è completamente nudo; un tempo quella vista non l'avrebbe turbato – perché abituato alla follia dell'amico – ma, ora, invece, si ritrova ad avvampare per il disagio.
Anche perché per tutto quel tempo Zayn è cresciuto, si è formato. E Liam non può fare a meno di pensare che sia perfetto, uno spettacolo per i suoi occhi.
Anche al Nightclub, davanti al palcoscenico, si era ritrovato a pensare alla stessa cosa, osservando soltanto il suo addome formato.
Ma la rabbia, poi, quella sera, lo aveva inizialmente accecato per confondersi, infine, con la gioia di ritrovarlo.
Ora, in quella stanza, l'uno di fronte all'altro, non ha pretesti per pensare ad altro. Zayn, completamente nudo, si mostra in tutta la sua bellezza.
Il suo sorriso smaliziato, poi, gli fa rendere conto della soddisfazione che l'altro sta provando a quell'ammissione di turbamento e Liam vorrebbe mandarlo al diavolo, indispettito da quella sua prepotenza; invece resta lì, incantato dai suoi occhi scuri e grandi, dalle ciglia lunghe e dolci, dal sorriso sulla sua bocca e dalle loro mani intrecciate l'una nell'altra – e, sì, dalla bellezza eterea del suo corpo.
Zayn gli si avvicina cingendo velocemente, con la mano libera, la sua vita; appoggia nuovamente il viso sul suo collo e inspira, come se l'odore di Liam gli fosse mancato più di ogni altra cosa; poi inizia a muoversi, piano e a ritmo, costringendo anche l'altro a danzare insieme.
"Cosa diavolo stai facendo?" Sbotta Liam che, però, dopotutto, non è affatto scontento di quel momento. Ne è soltanto... sorpreso.
"Shh" Lo ammonisce Zayn, soffiando nel suo orecchio. Liam rabbrividisce, mentre vortica lentamente a ritmo di quella dolce melodia. "Questa canzone" Sussurra Zayn, chiudendo gli occhi. Liam rabbrividisce.
Già, questa canzone...
Zayn non ha più cantato dopo aver perso il migliore amico, nonostante la sua passione per la Musica sia sempre stata forte, quasi come un primo amore.
Liam gli ha sempre detto di avere una voce splendida, che non si sarebbe mai stancato di ascoltare e anche se spesso Zayn ha pensato che, alla fine, Liam si sia stufato non solo della sua voce ma di tutto il suo essere, quando si ritrova tra le sue braccia, gli viene piuttosto naturale tornare a cantare, per lui, come se avesse ancora diciotto anni, come se non avesse mai smesso di farlo per Liam.
"Chest to chest" Sussurra, mentre petto contro petto si toccano, respirando con affanno. "Nose to nose" Continua, puntando i suoi occhi in quelli di Liam e sorridendo malizioso. Si avvicina e, come dice la canzone, fa toccare delicatamente i propri nasi, accarezzandosi delicatamente. Anche Liam, trascinato da quella situazione, sorride imbarazzato.
Non ha mai ballato. Non ha mai ballato con un uomo.
Zayn è sempre stato una prima volta per lui.
La sua voce, poi, è un suono che gli era mancato terribilmente. In due anni, non lo ha mai sentito cantare e, lui, spaventato della possibilità di farlo arrabbiare, non gli ha mai chiesto di tornare a farlo, né ovviamente il perché non lo facesse più.
"Palm to palm" Continua Zayn, indicando le loro mani intrecciati. Il contatto con la pelle di Liam è una delle cose che ha bramato per tutto quel tempo. La pelle nivea e delicata, che profuma sempre di saponetta, che odora di Liam, è sempre tornato a torturarlo e, ora, che è lì, appoggiata delicatamente alla sua pelle, Zayn si sente perfetto, intero, e non più una metà di niente.
"We were always just that close" Canta Zayn, seguendo la voce incredibile di Rihanna.
E quella canzone sembra voluta da un Destino che li accompagna sempre, perché è così adatta a quel momento, a loro due.
Un velo malinconico cade su entrambi, soprattutto quando Rihanna si domanda e Zayn canta: "So, how come when I reach out my finger... It feels like more than distance between us?"
E quella canzone sciogli dubbi che entrambi non hanno la forza di districare. La voce di Zayn li culla mentre girano su se stessi; si sorridono impacciati nello scoprirsi bravi a ballare.
Se Zayn non si sentisse il diciottenne d'un tempo, non avrebbe mai fatto una cosa del genere; mentre, Liam, se non fosse terribilmente assuefatto dai modi di fare che Zayn ha sempre avuto con lui, probabilmente avrebbe sciolto le loro mani intrecciate e avrebbe chiesto spiegazioni.
Ma entrambi si sentono troppo pieni di quel momento e mai veramente sazi per smettere.
Perciò ballano lentamente, abbracciati l'uno all'altro, a volte più stretti, altre meno per guardarsi negli occhi e scambiarsi pensieri attraverso quelle note e quelle parole.
Verso le ultime strofe, però, la voce di Zayn si strozza per la carica emotiva che quei versi gli provocano e Liam, senza pensarci ulteriormente, canta per lui, sorprendendo l'amico.
"Just when I felt like giving up on us. You turned around and gave me one last touch that made everything feel better. And even then my eyes got wetter." Liam guarda le loro mani. Solo quel tocco lo ha fatto sentire incredibilmente meglio, è così, proprio come dice quella canzone.
L'ha sempre saputo, in fondo, che se Zayn fosse rimasto con lui, quell'estate, le cose sarebbero andate diversamente. Zayn è la sua forza, tanto quanto Liam lo è per Zayn.
Scoprono entrambi che Liam è piuttosto intonato e che la sua voce può estendersi sia verso le note più basse che quelle più alte.
Zayn socchiude gli occhi, colpito dal piacere di sentire quel suono e di esserne l'unico testimone. È un pezzo di ricordo che mischierà nei mille che ha di Liam e che custodisce come un tesoro.
Poi, come un fulmine a ciel sereno, il vero senso di quelle parole entra, districandosi sotto la pelle di entrambi. Si guardano, spaventati e titubanti. Non danzano nemmeno più. Liam canta, soffiando quelle dichiarazioni con paura.
Zayn non è riuscito a cantarle, quelle parole, perché se tutto il testo forma esattamente ciò che avrebbe voluto dire a Liam da tempo, quella parte, invece, non la sente sua.
Quando, infatti, Liam l'ha fatto al posto suo, Zayn ha capito che quella strofa così importante, decisiva è l'insieme di tutto ciò che Liam vorrebbe – o avrebbe voluto – dirgli.
"So confused, I wanna ask you if you love me. But I don't wanna seem so weak. Maybe I've been California dreaming..."
Si osservano, mentre tornano a ballare, abbracciati. Poi, incapaci di guardarsi ancora, Zayn appoggia la testa sulla spalla dell'altro e chiude gli occhi. Liam lo tira a sé con più forza, non vorrebbe lasciarlo più andare.
Pensa che, fingendo di avere diciotto anni, è stato tutto più facile; pensa che vorrebbe continuare a fingere, benché razionalmente detesterebbe farlo – ma per Zayn lo farebbe.
Ballano fino a quando la canzone non si conclude e la magia, lentamente, va esaurendosi.
"Vai a vestirti, io ti preparo qualcosa da mangiare" Gli sussurra Liam, sciogliendo l'abbraccio quasi a fatica.
Zayn sorride a stento, anche per lui deve essere stato difficile interrompere quel momento, ma quando Liam guarda altrove, perché altrimenti gli occhi cadrebbero in altri luoghi, marca il suo sorriso con malizia.
Poi annuisce e se ne ritorna verso la sua stanza, con passo lento e cadenzato, sentendosi gli occhi puntati addosso, anche in quel momento.
Liam pensa che guardarlo mentre questo è di spalle, lo renda meno colpevole, ma Zayn lo sa, anche se non l'ha visto, che le sue iridi nocciola sono cadute verso il suo fondoschiena, tondo e sodo, e che lì sono rimaste finché non è sparito nella sua stanza.
Rimasto solo, Liam si dirige in cucina con un preciso pensiero nella testa: "è arrivato il momento di dire la verità".
Zayn ha fatto un gesto così palesemente dichiarativo nei suoi confronti; mentre, lui, cos'è che ha fatto? Se non cantare – e magari stonare come una campana – quella piccola strofa e mettersi a nudo?
In realtà non ha fatto altro, cantando, che urlare i primi dei suoi innumerevoli dubbi. Si è spesso chiesto, confuso, se Zayn continuerebbe ad amarlo, a volerlo accanto, se solo sapesse ciò che ha fatto, dove è stato per un anno intero.
In ogni caso, per quanto la paura tenti di soggiogarlo, sa che non può più continuare così. Non adesso che Niall gli ha dato la possibilità di poter dire la verità.
C'è stato già un momento, tra Liam e Zayn, in cui il primo ha tentato di raccontargli la sua storia... poi, però, è arrivato Niall e sono incominciate le bugie.
Ora, invece, deve parlare. Perché Zayn ha cambiato la propria vita e lo ha fatto a causa sua, perché il suo migliore amico soffre, ancora, a causa sua.
"Liam, va tutto bene?" Gli chiede Zayn, una volta tornato in cucina con un paio di pantaloncini addosso. Non sa perché, Zayn, ma il suo sorriso improvvisamente muore sul volto. Sa che c'è qualcosa che non va nell'altro.
Liam è rimasto appoggiato al lavabo con entrambe le mani, piegato su se stesso con la testa inclinata. Sta facendo forza sul muro che gli impedisce di parlare.
Perché deve dire la verità, deve farlo dopo tutte le emozioni che ha provato mentre ballava con Zayn.
"Io... io... non sono stato... in Irlanda, Zayn" Farfuglia, mentre si accorge di avere un groppo alla gola che gli impedisce di parlare.
Zayn rimane ancorato al suolo, come se d'improvviso avesse incontrato gli occhi di Medusa e fosse diventato una statua.
Quella affermazione non è da niente – come potrebbe pensare uno che non sa. Quella affermazione sconvolge tanti di quegli equilibri che Zayn in due anni ha costruito per riuscire a convivere con tutte le spiegazioni che non ha avuto.
Liam si volta finalmente a guardarlo e Zayn scopre le sue lacrime sul volto. "Io non sono stato con mio padre..." Singhiozza.
E Zayn vorrebbe abbracciarlo come ha fatto poco prima, ma desiste perché quelle parole lo feriscono più di una lama conficcata nella carne.
Perché quelle ammissioni sconvolgono tutto.
"E, allora, chi... chi cazzo è Niall per te?" Sbotta. Perché, d'improvviso, mentre innumerevoli pezzi di idee crollano al suolo frantumandosi, Niall è la prima cosa che sconvolge tutti i suoi equilibri.
Liam sbarra gli occhi, sorpreso da quella domanda che non pensava arrivasse così repentina.
Ha pensato a "Dove sei stato, allora?", alla quale comunque avrebbe fatto fatica a rispondere, ma sicuramente non a quella.
Zayn, invece, prorompe proprio con quella, perché ha capito. Con l'arrivo di Harry ha sentito anche l'avvicinarsi di una minaccia che pensava fosse associata al nuovo arrivato. Ma si sbagliava.
Zayn ha fatto quella domanda perché ha capito che la minaccia non è Harry, né tantomeno Louis.
La sua vera minaccia è Niall, che non l'ha mai preoccupato.
Liam apre la bocca, vorrebbe rispondere, dicendo finalmente la verità, ma la porta d'ingresso si apre e sbatte, chiudendosi; Niall passa velocemente per la cucina e Liam nota subito il suo volto arrossato e rigato dalle lacrime e si allarma, preoccupato.
Si asciuga il viso e cambia espressione.
Zayn si volta a osservare nella direzione in cui gli occhi del migliore amico sono caduti e quando torna su Liam è scuro in volto.
Capisce immediatamente che Liam deve andare da Niall, per vedere cosa è successo. Capisce che Liampreferisce soccorrere l'altro, piuttosto che placare la bomba che ha lanciato, piuttosto che aiutare lui nel casino in cui lo ha fatto cadere; così sconfitto gli lascia il passaggio libero, ancorandosi allo stipite della porta per evitare di crollare a terra.
Liam tituba, vorrebbe parlare con Zayn, chiarire e risolvere, ma sente l'eco di una forza che lo sta chiamando.
Niall ha bisogno di lui, perché Liam sa dove è stato e cosa potrebbe essere successo. E Liam ha promesso di essere sempre presente, di non mollarlo mai anche se Niall non dovesse chiedere il suo aiuto. Liam deve soccorrerlo immediatamente.
Perciò abbandona Zayn con un: "Devo, devo andare da lui... Ti spiegherò tutto, te lo giuro, Zayn"
E per Zayn non ci sono più dubbi, le sue paure e le sue sensazioni sono diventate realtà.
È stato fregato dall'unica persona di cui non si è mai preoccupato.
Perché farlo, dopotutto, quando ha sempre avuto la certezza che Niall fosse soltanto il fratellastro di Liam?
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