L'Audace Marinaio - One Shot
-CONTIENE LA CANZONE "L'Audace Marinaio" DAL FILM DI "Pirati Dei Caraibi"-
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Ceasar's P.O.V.
Ricordava fin troppo bene quel maestoso essere... Ricordava le sue squame dorate, la coda forte e sinuosa, quelle braccia forti e le mani pinnate... Ricordava il suo bel viso, quei suoi occhi blu come il mare, il viso dolce dagli zigomi alti, il naso perfetto e le labbra... Quelle labbra di un rosa pallido, con quello superiore più sottile di quello inferiore. Si ricordava tutto di lui... Ricordava i suoi capelli castano chiaro ondeggiare nell'acqua e i suoi occhi spenti osservarlo da dietro al vetro dell'acquario. Sembrava così triste e spaesato... Non si muoveva quasi mai, era sempre avvolto dalla sua coda in un angolo della vasca, completamente immobile come una statua.
Ceasar se lo ricordava bene. Ricordava quanto triste gli paresse tale scena.
Quando era piccolo, suo padre lo portava spesso a vedere quella sottospecie di acquario. Nonostante la giovane età, però, ha sempre trovato noiosi tali vasche piene di pesci. Cioè, insomma... Era figlio di un pirata, uno dei più rinomati dell'Atlantico! Preferiva vedere squali e delfini nuotare nelle vaste acque dell'oceano, di certo non dei pesciolini colorati in quel buco!
Eppure... Ricordava la tristezza che gli trasmetteva quel povero essere. Sembrava solo e abbandonato, come se avesse perso anche le forze di reagire.
Era un essere leggendario in quanto era più unico che raro vedere un maschio di sirena. Solitamente, quelle bestie erano praticamente tutte donne, i maschi vivevano in piccolissimi gruppi lontano dalle femmine. Si stimava che il numero dei maschi fosse circa di qualche centinaio in quanto non erano soliti sopravvivere... Le sirene adulte li torturavano per divertimento o li uccidevano. Già... Temibili esseri, quasi quanto le donne umane. I maschi delle sirene erano tendenzialmente più pacifici, preferivano nutrirsi di pesci pur di non infastidire gli immensi gruppi formati dalle femmine. In più... I maschi avevano solo due paia di zanne, un paio sopra e un paio più piccole sotto, praticamente inutili se dovevano sbranare vivo un umano. Avevano gli artigli, quello sì, ma il sangue che sarebbe uscito dalla vittima avrebbe immediatamente richiamato le sirene donne... In breve, non avevano alcuna chance di nutrirsi di carne umana. Solo i più fortunati potevano dare qualche piccolo morso agli avanzi delle femmine, ma era un caso più unico che raro. Purtroppo, i maschi di quella specie non potevano difendersi dalle sirene. Erano abbastanza forti da uccidere un'orca, ma non abbastanza da sopravvivere all'attacco di un branco di femmine.
Suo padre glielo raccontava spesso. Raccontava delle sirene femmine e di quanto fossero temibili in acqua... Raccontava di quanto rari fossero i maschi e del fatto che portasse fortuna avvistarne uno vivo in superficie. Diceva che i maschi potessero decidere di regalare una loro squama a qualcuno a cui si legassero, ma che era un'antica leggenda che sentì da un vecchio marinaio a Tortuga.
Ceasar ha sempre desiderato vedere una sirena maschio, fin da quando era piccolo... Ma quando lo vide in quella vasca gli venne un nodo allo stomaco. Sembrava così triste, sembrava non fosse neanche più vivo... Vedeva i suoi occhioni che lo guardavano e lo tenevano d'occhio, come se fosse insicuro sul perché lui continuasse a tornare. Eppure quell'essere non si muoveva mai. Rimaneva lì, immobile, come se volesse mimetizzarsi in quell'ammasso di sabbia e sassi e finti coralli buttati lì completamente a caso.
Una notte, Ceasar si infiltrò in quell'acquario, fermandosi davanti alla vasca di quella sirena maschio... Si era portato con sé un'ocarina di legno, uno strumento a fiato che gli regalò sua madre. Non sapeva perché, ma voleva suonargli qualcosa.
Si mise davanti alla sua vasca, notando immediatamente gli occhi di quell'essere aprirsi e puntarsi su di lui. Sembrava sorpreso, ma anche confuso... Probabilmente non capiva cosa ci facesse quel giovane umano lì.
Ceasar si piazzò davanti a lui, portandosi alle labbra l'ocarina e suonando una melodia che gli insegnò suo padre... La chiamava "L'audace Marinaio", una canzone che cantò sua madre quando si incontrarono. Quella canzone aveva un legame affettivo per tutta la famiglia... Divenne una canzone dai dolci ricordi dopo la morte di Daiana, sua madre.
Poteva sembrare stupido... Ma volle usare proprio quella canzone per ottenere una qualunque reazione dal mezzo pesce. E, come sperava, ebbe la sua reazione... Il sirenetto ha strisciato con insicurezza sul fondo della vasca, dirigendosi di fronte a lui, e ha inclinato il dolce viso di lato. Sembrava curioso e confuso al contempo, probabilmente era stupito dal suono di quel piccolo strumento.
Dopo aver sentito la melodia un paio di volte, l'essere si è sollevato, reggendosi con una parte della coda (probabilmente l'equivalente delle ginocchia umane), e si è mostrato completamente... Nel giro di pochi attimi, appena Ceasar ha ricominciato la canzone, l'essere ha riprodotto la stessa canzone con un canto. Non era un canto come quelli umani, era più simile al fischio di un delfino, ma molto più soave. Era davvero bello da sentire, scatenava una innata calma nel cuore dell'umano.
Appena finita la canzone, Ceasar ha abbassato l'ocarina, lasciandola penzolare al collo grazie alla cordicella che teneva al collo come fosse una collana, e ha fatto un paio di passi verso l'essere. I suoi occhi blu erano iridescenti, riflettevano tutti i colori dell'iride come un arcobaleno in costante movimento... Erano davvero bellissimi.
Non gli disse una parola, non voleva spaventarlo... Mise soltanto una mano sul vetro, guardandolo dal basso. E quel maschio di sirena ha fissato la sua mano, sembrava stesse ragionando su cosa fare... E, alla fine, ha allungato la mano, decisamente più grande e diversa da quella di Ceasar, e l'ha appoggiata davanti alla sua. Aveva delle membrane che collegavano le varie dita fino alla prima falange, le dita erano ricoperte di squame dorate e gli artigli erano bianchi e affilati seppur non lunghissimi; mentre le sue dita erano lunghe e sottili, vagamente femminili.
Ceasar rimase colpito da tale gesto, a tal punto che mostrò un sorriso leggero alla bestia... Lui, di rimando, inclinò la testa di lato e scoprì quelle che dovevano essere le orecchie. Di base erano simili a quelle umane, ma si prolungavano di un paio di centimetri con delle membrane... Erano esattamente come le descrivevano a Tortuga. Erano strane, e forse anche un po' inquietanti, ma non erano brutte.
L'umano dai capelli marrone scuro fece un cenno col capo, spostandosi i capelli dall'orecchio sinistro... L'essere si abbassò nuovamente sulle mani e avvicinò il viso al vetro, praticamente scannerizzando ciò che stava vedendo. Sembrava sorpreso da quella forma per lui strana e tutti quegli orecchini d'oro che pendevano dal suo orecchio. Appena soddisfatto, però, emise qualche fischio (o suono) talmente soave da battere il canto delle balene. Era incredibile e bellissimo, sembrava stesse emettendo suoni di gioia.
Però, purtroppo, appena due minuti dopo il sole iniziò a sorgere, facendo sobbalzare la creatura... L'essere tornò a raggomitolarsi al solito posto, chiudendo i suoi occhi e tornando in stato catatonico.
Dopo quell'episodio, Ceasar si ripromise di liberarlo un giorno. Si promise che lo avrebbe riportato in mare.
È tornato spesso da quella creatura, soprattutto di notte... E ogni notte che l'essere lo vedeva iniziava a cantare.
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Si è stiracchiato sul letto nella sua cabina, decidendo di alzarsi... Finalmente era il giorno in cui avrebbe liberato la povera creatura.
Il mare non distava così tanto dall'acquario, la creatura sarebbe sopravvissuta abbastanza tranquillamente durante lo spostamento. Secondo i racconti, una sirena può sopravvivere tutta la notte fuori dall'acqua finché rimane bagnata... Quello a cui non sopravvive è il giorno in quanto il sole brucia le loro pelli. Sopravvivono finché in mare, ma se restano esposte al sole e fuori dall'acqua muoiono nel giro di qualche ora tra atroci sofferenze. Ceasar non voleva quello per la bestia.
Si è sollevato, indossando gli stivali e sistemato la giacca di pelle sopra la camicia bianca. Avrebbe portato con sé una coperta con lo scopo di bagnarla per tenere idratata la creatura leggendaria. Ovviamente si sarebbe portato dietro anche la spada e la pistola, per sicurezza addizionale.
"Riportiamo quella bestia alla sua libertà" ha ridacchiato divertito Ceasar, incredulo alla stronzata che stava per compiere. "Non so nemmeno perché voglio liberare quel pesce, magari mi porterà a qualche tesoro del mare" ha riso di nuovo, infilando la pistola nella fodera e la spada nella cintura.
Sapeva bene fosse un'idiozia, ma stava cercando in ogni modo di negare il fatto che, in qualche modo, si fosse legato a quello strano essere. In fondo... L'unico vero amore di Ceasar era il mare. Amava il mare più di qualsiasi altra cosa. Lo amava più del più ricco dei tesori, lo amava più di qualsiasi donna avesse mai conosciuto, lo amava più di qualsiasi altra vita... Espresse chiaramente fin da bambino di voler morire in mare. Non era l'idea di essere un pirata che lo faceva alzare ogni giorno, no... Ok, in parte sì, ma non era il motivo principale. La ragione primaria era l'idea di viaggiare per mare verso luoghi sconosciuti, alla ricerca di tesori e leggende che solo il mare conosceva... Il mare stesso era casa sua. Non era la nave, non era la famiglia, non era la ciurma... Era solo il mare, il suo più unico e grande amore. E quale regalo migliore da fare al proprio amore se non restituire quello che gli è stato sottratto anni prima? Dopotutto, le sirene sono i figli e le figlie più amati e amate dal mare stesso.
È sceso dalla sua nave, camminando velocemente verso l'acquario con la sua coperta bagnata di acqua di mare in mano.
Appena arrivato ha fatto la sua melodia di tre note con l'ocarina per avvisarlo di essere arrivato. Erano circa due settimane che non tornava, aveva fatto un salto a Tortuga per rifornirsi di proiettili, armi e rum. Insomma, quale pirata non beve rum?! Nei Caraibi poi! Sarebbe un sacrilegio non rifornirsi di quella bevanda degli dei!
Ha sentito in risposta il debole canto della creatura, debolezza alquanto strana in quanto non aveva mai sentito un canto così debole.
Ceasar si è affrettato, avvicinandosi alla sua vasca... L'acqua era torbida, completamente stagnata. Era diventata verde, probabilmente acida e velenosa per quella povera sirena. Aveva saputo che avessero chiuso l'acquario, ma non pensava avrebbero lasciato marcire l'acqua della creatura, lasciandola a morire avvelenata.
Ceasar ha sobbalzato quando ha visto la pelle verdastra del mezzo animale, completamente ricoperta di una specie di muschio... Era completamente sporco e sembrava che facesse una fatica immensa a respirare. Gli si è contratto dolorosamente il cuore a tale vista.
Gli ha fatto gesto di stare giù, dando poi un violento colpo al vetro con il manico della pistola appena la sirena si è acquattata tra la sabbia sporca... Il vetro si è subito crepato, cedendo totalmente al secondo colpo e gettando fuori tutto il contenuto (compresa la creatura).
Dopo essere caduta a terra, quel maschio di sirena si e agitato leggermente, tremando e annaspando aria, cercando di inalare quanto più ossigeno possibile.
"Sta' buona, creaturina. Fatti pulire un po', hai le branchie sporche di alga" ha detto con ben poco tatto Ceasar, aiutando la bestia a sollevarsi un po' prima di strapparsi una manica dalla camicia e usarla per pulire le branchie sul suo collo... E più le ripuliva da quella melma verde e meglio la creatura riusciva a respirare con la bocca e col naso.
"Cough... Gra... Grazzzz.... Grazie..." Ha tirato fuori a forza l'essere, poggiandosi una mano sul petto e facendo come se volesse graffiarsi, probabilmente a causa del dolore dei suoi polmoni esposti all'aria per la prima volta dopo anni.
"Non pensavo tu sapessi parlare. Non hai mai emesso una parola a parte i tuoi fischi" ha detto con sorpresa il pirata, buttando di lato la manica ormai verdastra che aveva usato per pulirgli le branchie. "Ti riporto in mare, bestiolina. Tieni questa addosso, ti terrà idratato" ha affermato poco dopo, coprendo il corpo della sirena con la coperta che si era portato dietro.
"Mare... Casa mia..." Ha detto tra sé e sé l'essere, prendendo profonde inalazioni... Poveraccio, probabilmente stava soffocando nella vasca con tutto quello schifo. "Cea... Sar... Ceasar..." Ha detto con un po' di difficoltà, sbagliando totalmente la pronuncia del nome. Ceasar ci ha messo poco a intuire che doveva aver letto il suo nome sul tatuaggio sulla clavicola.
"Si legge Sìzar, non come Kaizar. Non è latino." Lo ha corretto il pirata, passandogli un braccio dietro le spalle e uno sotto metà della coda, sollevandolo stile sposa. "Nel nome di Calipso, quanto cazzo pesi?! Sei un finto magro per caso?!" Ha praticamente sbottato a bassa voce, rendendosi conto che quella sirena pesasse un accidente.
"Calipso...? Non mi chiamo Calipso... Kin'iro è il mio nome" ha affermato il mezzo umano, avvolgendogli un braccio attorno alle spalle per sorreggersi.
"Che razza di nomi avete voi creature marine?" Ha chiesto con fare retorico e sconcertato Ceasar, avviandosi fuori da quello schifo puzzolente.
"Il mio nome significa dorato..." Ha risposto la bestiola, poggiando la testa alla sua spalla.
"Beh... Le tue squame sono tutte giallo oro, deduco abbia senso" ha ragionato il pirata, sentendo la membrana simile a una pinna (che Kin'iro aveva attaccata al braccio) strofinarsi sulla sua spalla.
"Sento l'odore del mare..." Ha detto casualmente il maschio di sirena, guardandosi attorno con i suoi occhi blu come il mare stesso. "Cosa vuoi da me? Vuoi una mia squama? O vuoi una mia lacrima?" Ha domandato con tono strano l'essere, probabilmente aspettandosi che gli venisse chiesto qualcosa in cambio della libertà.
"Voglio solo fare un regalo al mare riportandoti indietro, bestiolina. Non voglio le tue squame o le tue lacrime, non mi servono a niente." Ha affermato Ceasar con una risatina, iniziando ad affaticarsi. Quell'essere pesava quanto un cannone, non sembrava affatto così pesante. "Oltretutto non guadagnerei nemmeno i soldi necessari a una fiaschetta di rum con essi. Solo io saprei l'origine, non varrebbero lo sforzo di portarti in braccio fino al mare." Ha detto con sicurezza, ottenendo uno sguardo strano dalla creatura leggendaria.
"Il mare non ha bisogno di regali." Ha ragionato la sirena dorata, assumendo un'espressione come se si stesse spremendo le meningi per capire il significato delle sue parole.
"Il mare è il mio amore più grande, so che non ha bisogno di regali. Sono io a volerti restituire a esso in quanto voi sirene siete i figli preferiti del mare" ha detto con noncuranza il pirata dagli occhi grigi.
"Io sono un tritone, non sono una sirena... Sono un maschio" ha affermato quello che si definiva un tritone, abbassando la testa.
"Tritone? Sapevo che i tritoni fossero più grossi e maschili." Ha azzardato con arroganza Ceasar, ottenendo uno sguardo abbattuto dall'essere squamato.
"A dir la verità sono io ad avere i tratti molto delicati... Nonostante io abbia più di trecento anni, il mio corpo è rimasto quello di un giovane" ha ammesso il tritone con aria abbattuta, guardandosi le mani.
"Tre-trece-TRECENTO ANNI?!" Ha quasi urlato il pirata dai lunghi capelli marroni, non aspettandosi affatto tale età.
"Sì... Sono stato maledetto da una dea del mare... Sono immortale, non posso morire di vecchiaia e nemmeno posso invecchiare." Ha raccontato brevemente l'essere, facendo sospirare Ceasar.
"Ti invidio, sai? Io sono terrorizzato dalla morte." Ha ammesso il pirata, avvicinandosi sempre di più al molo.
"Mmmhh..." Ha emesso il tritone, girandosi verso il molo... Doveva aver sentito il rumore delle onde.
"Hey, bestiolina... Cerca di stare attento quando tornerai in acqua. Non farti catturare di nuovo" ha richiesto l'umano, provando una sorta di pena al pensiero che la creatura venisse intrappolata o ferita di nuovo.
"Va bene... Starò attento" ha annuito il bell'esserino dai capelli castano chiaro.
"Vedi quella nave?" Ha indagato il giovane uomo dagli occhi grigi, indicando la nave con le bandiere rosse e nere.
"Quella con la parte davanti a forma di testa di lucertola con la bocca aperta?" Ha indagato il tritone, ottenendo uno sbuffo da Ceasar.
"È la testa di un drago. Comunque sì" ha annuito lui, mettendo giù il mezzo uomo sulla passerella di legno del molo. "È la mia nave. Vienimi a salutare qualche volta" ha ammiccato subito dopo, togliendogli la coperta di dosso.
"La tua nave... È molto bella" ha detto con un cenno di assenso Kin'iro, guardando giù verso l'acqua.
"Forza tuffati, bestiolina. Sei libero, torna da dove provieni" ha sorriso il pirata, trattenendosi dal toccarlo.
"Sì" ha annuito il tritone dorato, esitando un attimo. Ha allungato la sua mano e l'ha poggiata sulla sua faccia, sembrando titubante. Ceasar è rimasto in silenzio e fermo, insicuro sul cosa avesse voluto fare Kin'iro. "C'è un'audace marinaio che attendo dentro al cuore. Non conosco il suo nome, ma ho bisogno del suo amore." Ha cantato infine, intonando alla perfezione le note che gli suonava tempo addietro, rammentando al pirata quella vecchia canzone.
"Come conosci le parole?" Ha chiesto con fare sconcertato l'uomo dagli occhi grigi, completamente preso contropiede da quella canzone.
"Me l'hai cantata quando eri piccolo" ha risposto con ingenuità Kin'iro, allontanando lentamente la mano dal suo viso. "Ciao, Ceasar... Ricordati la nostra canzone" ha affermato la creatura, gettandosi in acqua e nuotando via velocemente. Sembrava felice finalmente... Balzava e guizzava di continuo, probabilmente riassaporando la libertà che a lungo gli è stata negata.
Ceasar, d'altro canto, sentiva una strana nostalgia e un dolore strano al petto... Era innegabile nonostante cercasse di non ammetterlo. Il pirata si era affezionato a quel maschio di sirena.
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Erano passati due anni da quando aveva liberato quel tritone... Gli capitava ancora di vedere le sue squame dorate guizzare tra le onde attorno alla sua barca.
Ceasar non aveva idea del se fossero solo i riflessi del sole o se fosse davvero la creatura che gli girava intorno... Sapeva, però, che gli mancava vedere il suo viso. Gli mancava suonare per lui e stare in sua compagnia. Ma, nonostante ciò, il pirata è andato avanti con la sua vita. È tornato a rubare e truffare, è tornato a ubriacarsi e a divertirsi con le donne... Eppure sentiva che mancasse qualcosa.
"Il mio nome è Maria e il mio è un destino amaro, io volevo farmi amare ed ho perso il mio denaro" ha cantato una soave voce maschile che lo ha svegliato dal suo sonno.
Ceasar si è alzato velocemente, dirigendosi sul bordo della nave e guardando in acqua per trovare il tritone. A destra niente... Si è subito diretto a sinistra, non trovando niente nemmeno lì.
"C'è un audace marinaio che attendo dentro al cuore. Non so niente di quell'uomo, ma ho bisogno del suo amore" ha cantato il pirata, sperando in una risposta.
"C'è un audace marinaio che attendo dentro al cuore. Non conosco il suo nome, ma ho bisogno del suo amore" ha risposto la voce di Kin'iro, proveniente dalla prua della nave.
"Voi fanciulle innamorate venite tutte qua, l'allegro audace marinaio un giorno arriverà" ha continuato Ceasar, camminando verso la parte anteriore della nave e affacciandosi, cercando nell'acqua qualunque cosa che appartenesse al tritone.
"Solo lui può consolare questo cuore spezzato a metà, il mio audace marinaio prima o poi arriverà" ha ribattuto la voce del tritone, aiutando il pirata a capire da dove provenisse... Dalla bocca del drago.
"C'è un'audace marinaio che attendo dentro al cuore. Non conosco il suo nome, ma ho bisogno del suo amore" ha intonato la parte finale l'uomo, scendendo fino a entrare nella bocca del dragone... Era piena d'acqua, praticamente a formare una mini piscina, e Kin'iro era proprio lì... Con la schiena contro i denti di legno e la coda nascosta nella parte bassa della bocca.
"Ceasar... Ciao" ha salutato con aria ansiosa la creatura, spostando leggermente la pinna finale della coda per fargli poggiare i piedi lì.
"Chi si rivede?" Ha riso il giovane pirata, sedendosi su una sporgenza attaccata alla nave e poggiando effettivamente i piedi nell'acqua.
"Buon compleanno, Ceasar" ha detto con un leggero rossore sulle guance il tritone, porgendogli qualcosa nella mano stretta a pugno.
"Non sentivo queste parole da una vita... Avevo dimenticato oggi fosse il mio compleanno" ha ammesso dopo qualche attimo Ceasar, mostrando sul volto un sorriso amaro. Ci ha dovuto riflettere per ricordare la data del suo compleanno. Ormai aveva ventisette anni, erano quindici anni che non festeggiava il suo compleanno.
"È per te" ha detto il bel tritone, porgendogli nuovamente qualcosa.
"Che cos'è?" Ha indagato il pirata dagli occhi grigi, allungando la mano e prendendo il suo regalo.
"È per te" ha ripetuto il mezzo umano dalle squame dorate.
Ceasar ha aperto la mano, mettendola sotto i raggi lunari per fare luce... Era una collana fatta con una cordicella e una grossa squama dorata attaccata.
"Kin'iro, ma-... È una tua squama?" Ha indagato con voce ansiosa l'uomo dai lunghi capelli scuri, osservandolo annuire. "Non ti ha fatto male?" Ha chiesto con tono triste, ottenendo che il maschio di sirena si avvicinasse a lui e poggiasse la testa al suo petto.
"È un regalo..." Ha mormorato Kin'iro, ottenendo che il pirata dagli occhi grigi gli poggiasse una mano sulla schiena nuda in una forma di carezza.
"Non devi farti del male per farmi regali, bestiolina... Non ne vale la pena" ha affermato Ceasar, cedendo al desiderio e abbracciandolo. "Grazie, bestiolina" lo ha ringraziato, facendogli una carezza tra i capelli bagnati.
"Posso riposare in questo posto?" Ha domandato il tritone dalle squame dorate, ottenendo una leggera risatina.
"Aspetta, vado a prenderti la tua coperta. L'ho lavata e conservata, in caso ti fosse servita ancora" ha sorriso il pirata, scoprendo i suoi due canini d'oro.
"Va bene" ha annuito la creatura, spostandosi e guardandolo arrampicarsi sopra il muso del drago.
"Non so come ci sia finito lì dentro, ma sono felice sia tornato" ha mormorato tra sé e sé l'umano, prendendo la coperta che usò un paio d'anni prima e portandola da Kin'iro. "Sono tornato" ha detto di botto, facendo sobbalzare il tritone, il quale era perso a fissare la luna e le stelle.
"Fa freddo fuori dall'acqua" ha affermato il povero essere, toccandosi le braccia... Aveva palesemente la pelle d'oca.
"Vieni allora, bagnamo la coperta" ha affermato il giovane uomo, bagnando la coperta nell'acqua e usandola per coprire il corpo umano dell'essere. "Va meglio, bestiolina?" Ha indagato dopo qualche attimo, ottenendo che il tritone si appoggiasse di nuovo a lui e chiudesse gli occhi... Sembrava esausto, per qualche ragione.
"Zzzzz..." Ha emesso Kin'iro, addormentandosi del tutto nel giro di pochissimo tempo.
"Mi chiedo cosa tu abbia combinato per essere così stanco..." Ha pensato ad alta voce Ceasar, sistemandogli meglio la coperta addosso prima di mettersi la collana che aveva ricevuto, cercando poi di trovare una posizione più comoda e tornare a riposare anch'egli.
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"Kin'iro?" Ha chiamato Ceasar, non vedendolo tornare. Era strano... Da qualche mesetto tornava praticamente ogni notte sempre lì, si arrampicava con gli artigli sulla fiancata della nave e si infilava nella bocca del drago. Era strano che non tornasse. "Mi chiedo dove tu ti sia cacciato..." Ha sospirato il pirata, guardandosi attorno con il cannocchiale per scrutare l'orizzonte... Assolutamente niente.
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"Cea-... Sar..." Ha sentito la debole e stanca voce del tritone, entrando a fatica nella bocca. Stava quasi ansimando e le sue mani cercavano di coprire qualcosa che usciva da un'apertura verticale abbastanza sottile tra le sue squame, subito sotto l'inguine umano.
"Bestiolina?! Che ti è successo? Chi ti ha fatto questo?!" Ha quasi sbottato il pirata con un tono arrabbiato e spaventato, osservando i tre lunghi tagli che aveva su un lato della coda... Non sanguinavano (fortunatamente) ma avevano rotto e staccato molte squame in quella zona. Oltretutto, Ceasar intravedeva qualcosa di rosa acceso spuntare da sotto le sue mani, ma era troppo concentrato sui tagli per pensare a ciò... Dovevano essere molto dolorosi.
"Fa freddo..." Ha biascicatoil tritone, raggomitolandosi su un fianco e cercando di scaldarsi da solo.
"Tranquillo, bestiolina... Sei al sicuro ora" ha sussurrato il giovane uomo, un misto tra il sollevato per il ritorno del suo amico (non tornava da due settimane ormai) e la più totale rabbia dovute alle sue condizioni fisiche. Lo ha coperto con la sua coperta, nascondendo interamente sia il corpo umano che buona parte della coda, lasciando scoperta solo la grossa pinna sul fondo della coda. "Diamine... Sei bollente, che ti è successo?!" Ha detto con agitazione dopo avergli toccato la guancia, vedendo però il suo corpo scosso da dei potenti brividi.
"Mi hanno-... Catturato... C'era tanto a-... Afrodisiaco... Sono riuscito a scappare dopo che la nave ha preso fuoco..." Ha raccontato la povera creatura, guardandolo con quei suoi bellissimi occhi blu pieni di lacrime. Sembrava in preda a profonda paura e a un grande dolore... Il cuore di Ceasar si è contratto dolorosamente alla vista dello sguardo miserabile che aveva il suo tritone. Era davvero brutto per lui vederlo in quello stato.
"Sei al sicuro, bestiolina... Rimarrò al tuo fianco finché non ti riprenderai" ha promesso il pirata, stendendosi dietro di lui e abbracciandolo, ottenendo che la mano del tritone afferrasse quasi istintivamente la sua e se la stringesse al petto. Il suo corpo era praticamente ustionante, il che era l'esatto contrario al come Kin'iro era di solito.
"Non toccarmi più giù... Per favore..." Ha richiesto la sua bestiolina, attaccandosi al corpo dell'umano. Era lungo probabilmente più di tre metri, quasi il doppio di Ceasar, ma continuava a raggomitolarsi per farsi piccolo.
"Perché?" Ha indagato l'umano dagli occhi grigi, ricambiando la stretta sulla mano della sirena maschio.
"Non voglio che tu veda... Mi imbarazza" ha ammesso con qualche ansimo, sembrando sull'orlo di una crisi di pianto.
"Bestiolina... Va tutto bene, te lo prometto. Non piangere, non agitarti così... Non ti farò niente che tu non vorrai" ha promesso il pirata, prestandogli il suo braccio libero per fargli da cuscino. "Per caso ti imbarazza l'idea che veda il tuo corpo?" Ha indagato poco dopo, non capendo a pieno la sua richiesta.
"No... Mi imbarazza che tu possa vedere il mio-..." Stava dicendo prima di bloccarsi e raggomitolarsi ulteriormente (se possibile).
"Il tuo...? Intendi quel... Quell'affare rosa che-...?" Ha balbettato Ceasar, realizzando che ciò che ha intravisto dovesse essere il suo membro.
"Stai zitto, per favore..." Ha piagnucolato Kin'iro, portandosi una mano su quella zona per coprirla ulteriormente oltre la coperta.
"Hai ragione, scusa" si è tirato indietro il giovane pirata, sperando di non arrossire al pensiero di aver visto l'erezione di un tritone. "Cerca di riposare, bestiolina... Ti prometto che ti terrò al sicuro" ha giurato poco dopo, premendogli la fronte sulla spalla.
Sentiva sentimenti sempre più forti nei suoi confronti, era difficile capire in che etichetta ricadessero tali sentimenti ed emozioni.
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"Haaa... Haaa..." Ha ansimato Kin'iro, ancora sotto l'effetto dell'afrodisiaco. Erano passate poche ore, in fondo, e le quantità che deve aver inalato e che dovevano avergli dato dovevano essere decisamente troppo alte per essere smaltite così alla svelta.
"Vado a prenderti qualcosa da mangiare, Kin'iro... Resta coperto e stai attento" si è raccomandato Ceasar, notando che avesse portato entrambe le mani nella zona dei genitali... Quella sensazione fisica doveva essere estremamente fastidiosa per lui, soprattutto perché non poteva fare molto per alleviarla.
"Ho paura, Ceasar..." Ha ammesso con un piagnucolio il tritone, guardandolo nuovamente con gli occhi pieni di lacrime. Non ne ha versata neanche una, ma era palese che la situazione lo stesse spingendo al limite.
"Va tutto bene, bestiolina... Sei nella mia nave, sei al sicuro qui. Tornerò davvero presto, vado giusto a prenderti qualcosa da mangiare" lo ha rassicurato lui, cercando di farlo sentire meglio.
"Va bene... Ti aspetterò... Per favore, non metterci troppo..." Ha ansimato con tono triste il tritone dalle squame dorate, sistemando la coperta.
"Promesso" ha annuito il pirata, guardandolo teneramente prima di arrampicarsi su per la fiancata della nave.
"Figliolo! Hai passato tutta la notte lì davanti? Non è scomodo dormire in quel posto?" Ha indagato suo padre, confuso dal perché si ostinasse a dormire nella bocca del drago.
"Di notte si sentono i canti dei delfini e delle balene, è più rilassante dormire lì" ha mentito Ceasar, sollevando la sua ocarina. "A volte rispondono anche quando suono questa. Mi rammenta i racconti della mamma" ha aggiunto poi, ottenendo un cenno dal padre.
"Sì, ricordo i racconti della mia signora. Tra tre giorni sarà l'anniversario della sua morte, stavo pensando di andare a Tortuga per onorare il suo ricordo" ha affermato il capitano della nave, togliendosi il cappello e portandoselo al petto.
Come ogni anno, aveva intenzione di andare a Tortuga a bere e ubriacarsi mentre lui cercava qualche luogo interessante sulle mappe da visitare e saccheggiare. Ceasar preferiva bere in solitudine al contrario del padre.
"Mi pare un'ottima idea, padre" ha annuito il giovane pirata, ottenendo un cenno del capo.
"È deciso allora. Questa sera salperemo" ha detto il grande capitano, camminando verso il ponte e iniziando a gridare ordini ai suoi mozzi.
Appena recuperato del pesce fresco, Ceasar è tornato indietro dalla sua bestiolina, rimanendo però fermo sulla testa del drago a causa di alcuni rumori e ansimi provenienti dall'interno... Ci è voluto poco affinché capisse che Kin'iro si stesse soddisfando per alleviare gli effetti di quel dannato afrodisiaco.
"Haaa... Haa.... Ngh..." Ha emesso il tritone, costringendo il pirata dagli occhi grigi a reprimere una risatina. "Ce... Ce... Zar..." Ha sentito sillabe sconnesse Ceasar, attendendo pazientemente che finisse... A giudicare dalla sua voce doveva essere prossimo alla fine. "Haa... Haaa... Ngh! Ceasar!" Ha emesso in un gemito finale la creatura, facendo sgranare gli occhi al giovane uomo.
È rimasto estremamente sorpreso nel sentire Kin'iro gemere il suo nome alla fine, di certo non se lo aspettava.
"Kin'iro? Sono tornato" ha fatto finta di niente Ceasar, scendendo nella bocca del drago e raggiungendolo.
"Ceasar..." Ha mormorato con imbarazzo la povera creatura, ancora con le guance arrossate.
"Ciao, bestiolina. Tieni, mangia qualcosa" gli ha offerto, dandogli uno dei due pesci.
"Mh!" Ha annuito quel bel maschio di sirena, prendendo l'animale e azzannandolo, nutrendosi a grossi bocconi.
Il pirata, dal canto suo, ha preso la sua ocarina dalla tasca e ha suonato la loro canzone... Sembrava davvero una stronzata, ma sperava che un po' di musica lo aiutasse a sentirsi meglio.
"C-Ceasar..." Ha detto il mezzo umano, sollevandosi e appoggiandosi al suo petto... Sembrava aiutarlo stare in contatto fisico con lui.
"Andrà tutto bene, bestiolina" ha sussurrato l'umano, avvolgendolo con un braccio e tenendolo stretto.
"Puoi suonare ancora?" Ha domandato il tritone, chiudendo gli occhi blu per riposare.
"Un pirata non prende ordini" ha ridacchiato Ceasar, poggiando il mento barbuto sulla sua testa. "Però posso fare un'eccezione per te" ha concesso, riportandosi alla bocca lo strumento di legno e tornando a suonare.
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"Ceasar... Mi dispiace per tuo padre..." Ha mormorato con tono neutro Kin'iro, dando l'impressione di essere a disagio. Sembrava che non sapesse cosa fare o dire.
"Un essere immortale come te non può nemmeno immaginare cosa io stia provando. Voi sirene non avete il senso di famiglia" ha ringhiato Ceasar, infastidito da quelle parole completamente prive di significato.
"Io non posso capire dici?" Ha affermato con tono neutro il tritone dorato, assumendo uno sguardo arrabbiato. "Credo tu non capisca cosa significa il termine Immortale" ha affermato poi, alzando un sopracciglio chiaro. "Significa che io, e soltanto io, non posso morire. Ho vissuto trecento anni, ho visto bellissimi volti trasformarsi in dipinti attaccati a una croce di pietra per terra, ho visto esseri con cui giocavo e nuotavo venire brutalmente uccisi davanti ai miei occhi, ho visto bambini e bambine invecchiare e diventare un corpo avvolto nelle bende e mandati su una barca che brucia qui sul mare, ho visto mio fratello venire squamato vivo, ho visto miei amici morire di vecchiaia e adagiarsi sul fondale marino..." Ha elencato, chiudendo gli occhi a quei brutti ricordi. "Tutti muoiono, mentre io-... Io... Io sono costretto a vivere. E sai che altro? Ho il dannato terrore di innamorarmi di chiunque. Ho una paura dannata di provare sentimenti per qualcuno, qualcuno che vedrò invecchiare e che, inevitabilmente, morirà... E sai cosa ne sarà di me? Continuerò a vivere senza di loro, con la costante sensazione di nostalgia e sofferenza nel mio cuore." Ha concluso, coprendosi la bocca prima di guardare Ceasar negli occhi. "Credo che quello che non capisce il mio dolore sia tu, Ceasar." Ha detto con tono triste, tuffandosi in mare e sparendo tra le onde.
"Kin'iro!! Kin'iro... Mi dispiace..." Ha urlato il pirata, abbassando poi la voce.
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Erano passate due settimane dall'ultima volta che aveva visto il tritone... Iniziava a preoccuparsi, ma non aveva minimamente idea sul dove poterlo cercare.
Si è seduto dentro la bocca del drago sulla prua della sua nave, suonando la sua ocarina nella speranza che Kin'iro sentisse la melodia.
"C'è un audace marinaio che attendo dentro al cuore. Non conosco il suo nome, ma ho bisogno del suo amore" ha cantato la voce del suo caro tritone, rispondendo finalmente alla melodia.
"Kin'iro... Dove sei?!" Ha detto ad alta voce il pirata, affacciandosi fuori dalla bocca e vedendo un guizzo di squame dorate.
"Sono qui, Ceasar" ha risposto la sua soave voce, facendo uscire la sua metà parte umana fuori dall'acqua.
"Bestiolina... Ti chiedo scusa per l'altra volta. Non ho ragionato sulle mie parole... Mi dispiace" si è scusato l'uomo dagli occhi grigi, guardando la creatura arrampicarsi sulla fiancata della nave per entrare assieme a lui.
"Non importa più, Ceasar..." Ha scosso la testa il tritone dagli occhi blu, sistemandosi accanto a lui.
"Mi sei mancato in questi giorni, Kin'iro" ha ammesso il pirata, sfiorandogli il bel viso con le nocche delle dita.
"Anche tu mi sei mancato" ha sorriso debolmente la bestiolina, spostandosi i capelli e scoprendo le orecchie.
"Hai mai amato qualcuno in vita tua?" Ha indagato l'umano, toccandogli la mano squamata.
"Sì... E perderlo è stato più doloroso di qualsiasi ferita io abbia mai ricevuto" ha sospirato il maschio di sirena, poggiando la testa sul suo petto e cercando di rilassarsi.
"Io ho provato amore solo nei confronti del mare... Mi sapeva di libertà, di dominio, di casa... Era casa mia, mi rendeva felice" ha raccontato il pirata dai lunghi capelli marroni, sistemandoli dietro l'orecchio. "Ma credo ormai di aver perso la testa per uno dei suoi figli. Sai...? In qualche modo sembra che il mare stesso me lo abbia mandato" ha sorriso poi, poggiando la mano dietro la sua testa e accarezzandogli i capelli castano chiaro. "Ha il mare stesso negli occhi e l'oro sul corpo... È il tesoro più prezioso io abbia mai trovato" ha praticamente confessato Ceasar, sentendo il suo cuore battere con una velocità che non credeva umanamente possibile.
"Ceasar... Per favore, no..." Ha richiesto con tono sofferente il tritone, poggiandogli entrambe le mani sul petto e spostando il viso per guardarlo in faccia.
"Hai paura, bestiolina?" Ha chiesto con un sorriso il giovane pirata, facendogli una carezza sul bellissimo viso.
"Sì... Ho paura, non voglio vederti morire..." Ha esternato la creatura con le squame dorate, protendendosi verso la sua mano.
"Ti prometto che non accadrà, bestiolina" ha sussurrato Ceasar, avvicinandosi leggermente al suo volto.
"Cea... Sar..." Ha balbettato il tritone, afferrando la sua camicia e stringendola.
"Sto per darti un bacio, Kin'iro... Se non vuoi, spostati subito." Ha avvisato l'uomo con gli occhi grigi, guardando fisso nei suoi blu... Ogni pochissimi nanosecondi, però, il suo sguardo cadeva sulle labbra del tritone.
"No-... I-io-... Ceasar..." Ha balbettato Kin'iro, guardando attorno con lo sguardo prima di premere la fronte alla sua. Sembrava spaventato e ansioso, ma in attesa che ciò accadesse. Sembrava che, in qualche modo, anche lui volesse quel bacio.
"Ssshh... Va tutto bene, bestiolina." Ha sussurrato il giovane pirata, sollevandogli con estrema delicatezza il viso con le dita indice e pollice, portandolo a guardarlo in faccia... Pochi attimi dopo ha premuto un bacio sulle sue delicate labbra, cercando di essere quanto più gentile possibile.
Il bellissimo tritone non ha opposto resistenza, anzi ha spostato una sua mano dietro il collo dell'umano per tenerlo stretto a sé.
"Ah... Ancora... Ancora, Ceasar..." Ha richiesto la bella creatura, guardandolo con le lacrime agli occhi. Aveva il respiro pesante e le pupille dilatate, sembrava in preda a delle emozioni talmente forti che non sapeva gestire.
"La mia bestiolina" gli ha detto a bassa voce, premendogli la fronte contro la sua... Kin'iro, dal canto suo, deve aver preso il gesto come un invito.
La creatura ha spinto delicatamente indietro l'umano, portandolo a stendersi sul fondo della bocca del drago con la testa sollevata dalla parte anteriore della bocca, contro la mandibola, e si è posizionata su di lui. Da metà coda in poi era posizionata sul suo fianco, mentre il resto del corpo era steso su quello di Ceasar... E, per quanto pesasse, il pirata non ha minimamente desiderato che si spostasse.
"C'è un audace marinaio che attendo dentro al cuore. Non so niente di quell'uomo, ma ho bisogno del suo amore" ha cantato il tritone, premendo un bacio sulle labbra dell'essere umano.
"Kin'iro... Amavo il mare con tutto me stesso, mettendolo al di sopra di qualsiasi altra cosa o persona esistente... Ma adesso sei solo tu al di sopra di tutto il resto" ha esternato l'uomo dai lunghi capelli marroni, ricambiando ognuno di quei dolci baci che riceveva... In pochi attimi, però, Ceasar ha sentito delle gocce cadergli sul viso, portandolo ad aprire gli occhi... Kin'iro stava piangendo. "Bestiolina... Hey, non piangere... Non sprecare le tue lacrime così" gli ha detto con tono gentile il pirata, avvolgendogli un braccio attorno alla vita e usando l'altra mano per asciugargli le guance dalle lacrime. "Sssshh... Basta piangere, Kin'iro... Sono qui con te, non hai bisogno di piangere" ha sorriso poi, dandogli dei baci sotto gli occhi.
"Sono felice... E spaventato... Non so gestire queste emozioni così grandi" ha risposto il tritone, i cui occhi hanno assunto riflessi iridescenti.
"Non preoccuparti, bestiolina. Rimarremo così finché non ti sentirai meglio" ha promesso il pirata, baciandogli la fronte e portandolo a stenderglisi addosso. "Sei ciò che più amo al mondo... Più del rum, più della mia nave, più del mare stesso." Gli ha sussurrato, coprendolo con la sua coperta bagnata dato che a breve sarebbe sorto il sole.
"Il mio audace marinaio... Sei tu..." Ha affermato la creatura dalle squame dorate, premendo la fronte contro la guancia di Ceasar ed emettendo dei fischi di gioia... Sembrava il fischio di un delfino. Era passato tanto tempo dall'ultima volta che ha emesso quei suoni, ma l'effetto era sempre lo stesso... Scaldavano il cuore di Ceasar.
"Sarò tutto ciò che vorrai, Kin'iro" ha risposto il giovane pirata dagli occhi grigi, baciandogli nuovamente la fronte e intrecciando le loro dita assieme.
Ceasar sentiva un amore profondo nei confronti di quella sirena maschio... Non ha mai amato niente e nessuno con tale intensità.
Il modo in cui quel tritone gli faceva battere forte il cuore, il modo in cui Ceasar provava ansia al pensiero di vederlo, ogni volta in cui si incontravano gli sudavano le mani... Mai in vita sua ha provato tutto ciò con qualcuno o qualcosa.
//
Sono passati dieci anni da quando si confessarono il loro amore.
Si vedevano di continuo, praticamente ogni notte, si scambiavano baci ed effusioni varie in privato... Erano entrambi felici. Si amavano profondamente.
Hanno passato dieci anni assieme, con Ceasar che si prendeva la massima cura per il suo tritone... Come gli disse anni addietro, lo trattò effettivamente come fosse il più prezioso dei tesori.
Durante quegli anni, Ceasar divenne il terrore dei mari. Uccideva e saccheggiava qualunque nave o persona che si azzardasse anche solo a provare a ferire il suo tritone.
Aveva regalato una collana con un anello d'oro al suo Kin'iro, un anello con incisi i loro nomi dentro. Il tritone non se ne separava mai, la indossava giorno e notte, mostrando una cura maniacale per quell'oggetto.
"Bestiolina?" Ha chiamato il pirata, entrando nella bocca del drago di legno.
"Ceasar" ha sorriso il bellissimo essere dorato, praticamente balzandogli addosso e abbracciandolo.
"Mi sei mancato anche tu, Kin'iro" ha ridacchiato l'umano, sedendosi e posizionandosi il suo tritone sulle gambe.
"Ceasar... Bacio" ha richiesto il tritone, praticamente facendogli gli occhi dolci.
"Di recente ne chiedi più del solito. Sta per succedere qualcosa?" Ha indagato l'umano, baciandogli le tenere labbra e stringendo il suo freddo corpo a sé.
"Non lo so... Ho un brutto presentimento, mi sento sempre in agitazione e mi sembra di avere un grosso peso sul cuore. Ho paura possa succedere qualcosa durante il giorno, Ceasar..." Ha ammesso la creatura dalle squame dorate, stringendo una mano del pirata nella sua.
Kin'iro's P.O.V.
Erano giorni che aveva quella brutta sensazione... Era permanentemente agitato e irrequieto, sentiva come un nodo allo stomaco e un peso sul petto... Spesso capitava che gli mancasse il fiato o che il suo cuore accelerasse senza un apparente motivo.
Detestava quelle sensazioni, erano aliene per lui e lo confondevano molto. Non capiva perché il suo corpo si comportasse così, non capiva perché accadesse tutto ciò... Lo mandava ancora di più in agitazione, lo detestava.
"Stai provando ansia, Kin'iro... Sei in ansia per qualcosa, c'è qualcosa che ti agita e spaventa. Mi chiedo cosa sia" ha spiegato Ceasar, baciandogli la tempia.
"Ansia... Non mi piace come mi fa sentire, vorrei che andasse via." Ha sbuffato il tritone, poggiando la guancia sulla spalla del suo amato pirata.
"Vieni da me quando ti sentirai in quel modo. Cercherò un modo di farti sentire meglio" ha sussurrato il suo amato, intristendo ulteriormente la creatura leggendaria.
"È brutto doverci vedere tutta la notte in questo posto, impossibilitati a fare qualunque altra cosa..." Ha ammesso lui, sospirando. "Non posso stare sulla tua nave o cercheranno di uccidermi... Tu non puoi seguirmi in mare perché non puoi vedere o respirare sott'acqua... Non posso farti vedere il mio mondo e tu non puoi farmi vedere il tuo... Tutto questo mi deprime..." Ha esternato poi, ottenendo un sospiro dal suo compagno.
"Lo so, hai ragione, bestiolina... Ma io non ho le branchie e tu non puoi passare tutto il giorno sulla terra ferma. Non possiamo farci molto a riguardo" ha risposto l'umano dagli occhi grigi, causando un'ulteriore ondata di tristezza nel suo cuore centenario.
"Il nostro è davvero un brutto scherzo del destino... È un amore impossibile... Un giorno tu morirai, oppure rimarrai sulla terra ferma perché non avrai più l'età per navigare... E io sarò costretto a restare da solo qui in acqua..." Ha detto con fare sconsolato Kin'iro, sentendo delle lacrime formarglisi negli occhi.
"Vorrei tanto reincarnarmi in un tritone come te... Potremmo nuotare per il mare, andando ovunque ci venga voglia di andare. Che ne pensi?" Ha proposto stupidamente Ceasar, ottenendo uno sguardo triste.
"Vorrei tanto poter morire... Ho vissuto troppi anni, sono stanco di vedere persone e animali morire... Non voglio veder morire anche te, Ceasar" ha detto con un misto di rabbia e tristezza il tritone dorato, abbracciando stretto il suo amato. "Desidero tornare mortale... Sono stanco dell'immortalità" ha sbuffato poi, guardando in faccia il suo amato.
La sua pelle era cambiata, stava invecchiando... Iniziava a essere meno soda e più morbida, stava sviluppando le rughe, la sua barba aveva iniziato a diventare biancastra in alcuni punti, i suoi capelli erano più crespi e rovinati a causa dei tanti anni in mare, le sue mani stavano iniziando a diventare più ossute... Kin'iro lo notava ogni giorno e ogni giorno rammentava che lui fosse mortale e che, prima o poi, sarebbe morto.
Era dannatamente doloroso... Cosa ne sarebbe stato di lui dopo? Come avrebbe continuato a vivere senza il suo Ceasar? Senza i suoi abbracci, senza i suoi baci, senza poter riposare sulla sua nave...? Sarebbe stata un'esistenza vuota.
Non è mai stato così innamorato di qualcuno, il che gli rinfacciava che avrebbe sofferto infinitamente di più di quanto avesse mai sofferto con le perdite passate.
Il suo cuore tremava di paura. Metaforicamente lo sentiva urlargli di andarsene, di scappare, di evitare quanto più possibile la futura sofferenza. Sentiva le sue grida di terrore a ogni dannato battito quando si soffermava a guardare il progressivo invecchiamento del suo compagno... E ciò gli causava ancora più angoscia.
//
Era sera, Kin'iro stava aspettando nella bocca del drago affinché Ceasar lo raggiungesse... Peccato che, di punto in bianco, la nave di Ceasar è stata attaccata da due navi inglesi.
È stato tutto improvviso, sono stati accerchiati da due navi immense e, da un momento all'altro, la creatura non ha capito più niente.
C'era talmente tanto rumore che i suoi sensi erano stati storditi... Urla, cannonate, grida di dolore, spari... Kin'iro era terrorizzato per l'incolumità del suo fidanzato.
"Capitanooo! Il timone è fuori uso!" Ha sentito gridare tra i colpi di cannone e la nave che veniva bombardata.
"Capitano, abbiamo finito le munizioni!" Ha urlato un altro mozzo, agitando ulteriormente Kin'iro.
"Ceasar... Per favore, scappa via..." Ha sussurrato tra sé e sé il tritone, gettandosi in acqua e guardando dal basso la nave ricevere cannonata dopo cannonata. I vari pirati che erano al fianco di Ceasar cadevano uno ad uno in mare, chi con una ferita da arma da fuoco, chi con arti amputati a causa dei colpi di cannone, chi sanguinante a causa di ferite profonde date da una spada... Era uno scenario terrificante, una scena che terrorizzava la creatura dorata.
Kin'iro aveva il terrore di vedere il suo Ceasar tra quei corpi... Temeva di vedere il suo amato cadere in mare esanime. Tali preoccupazioni e terrore gli stavano facendo venire la nausea... Sentiva come se fosse pronto a vomitare. Aveva il cuore che batteva come quello di un hippocampo che nuotava per scappare dai suoi predatori... Era fottutamente terrorizzato, aveva la fobia di sentire il sapore del sangue del suo amato nell'acqua.
"CEASAR!!! CEASAR, VIENI VIA DA LÌ!" Ha gridato finalmente Kin'iro, scannerizzando tutta la nave per vedere il suo compagno... Lo ha visto combattere con la spada contro due ufficiali inglesi, completamente concentrato a combattere e saltare da un pezzo di legno all'altro a causa delle ormai pessime condizioni della nave.
Aveva un brutto taglio sul polpaccio della gamba sinistra, ferita che lo costringeva a zoppicare di tanto in tanto. Dover evitare bandiere, pezzi dell'albero maestro sparsi ovunque, parti delle ringhiere di legno crollate sul ponte e chi più ne ha più ne metta doveva metterlo a dura prova... Kin'iro lo vedeva bene, Ceasar iniziava a essere stanco. Le sue mani tremavano, il suo fiato era a malapena tenuto sotto controllo... Ceasar non ce la faceva più.
"CEASAR!!! BASTA, SCAPPA, BUTTATI IN ACQUA!!" Ha gridato con tono disperato il povero tritone, forzandosi a trattenere le sue lacrime.
"KIN'IRO!!!" Ha urlato di rimando Ceasar, girandosi a guardarlo per un attimo... Ma quella distrazione gli è costata estremamente cara. Appena i loro occhi si sono incrociati, il pirata è stato colpito da un colpo di proiettile dritto al petto...
In una frazione di secondo, il suo amato ha sputato sangue. Ha avuto giusto un attimo per guardare il suo assassino prima che le sue gambe cedessero e il suo corpo cadesse in acqua... Durante tutta quella scena si è sentito soltanto uno straziante grido di dolore proveniente dalla creatura dorata.
Raramente nella storia si è sentito un urlo di quel calibro, un urlo che ha causato la rottura immediata dei timpani dei sopravvissuti e l'esplosione dei vetri delle navi ancora intatte.
Era un urlo che raramente il mare ha mai udito.
Kin'iro sentiva le sue corde vocali bruciare di dolore a causa di quel grido, un dolore che è stato silenziato solo dal suo proprietario per riprendere aria e raggiungere il suo fidanzato... Appena lo ha visto galleggiare sanguinante su un pezzo di legno, il cuore del tritone si è contratto dolorosamente, aggiungendo ulteriore dolore fisico a quel povero essere.
Ovviamente, Kin'iro ha raggiunto subito il suo amato, tirandoselo tra le braccia e stringendolo forte.
Non poteva più parlare. Non poteva più cantare, non poteva più dire assolutamente nulla... Quel grido gli aveva distrutto le corde vocali, impedendogli di fare qualsiasi cosa implicasse la voce.
"Ceeee.... Saaaaaarrrrr...." Ha buttato fuori in qualche modo, non riuscendo a far uscire dalla sua bocca nulla di più di un sibilo d'aria.
"Fa... Freddo... Bestiolina..." Ha sputato fuori il pirata, fissando dritto davanti a sé... Sembrava che non riuscisse a vedere nulla, come se fosse paralizzato. "Ti... Amo..." È riuscito a dire come il sangue continuava a uscire dalla sua bocca e dalle sue ferite... E Kin'iro sentiva benissimo il suo sapore sulla lingua.
"No... Hngh... Hangh..." Ha cercato di parlare il bellissimo tritone... Purtroppo però le sue corde vocali erano totalmente danneggiate, impedendogli di emettere il benché minimo suono.
Non si è nemmeno reso conto che avesse iniziato a piangere... Sentiva soltanto un dolore straziante ovunque e non capiva se sentisse più male nella sua anima o nel suo corpo... Sapeva solo che sentiva come se stesse per esplodere, ma che fosse una terza persona che guardasse il suo corpo.
Kin'iro ha nuotato con il corpo del suo amato tra le braccia, piangendo e stringendo il suo cadavere per ore mentre lo portava in una piccolissima oasi dentro un laghetto salato su un'isoletta deserta.
Lo ha adagiato lì, su un mucchietto di sassi adornati da alghette e coralli... Ha usato le sue ultime lacrime per ricoprirlo di bellissimi coralli colorati, coralli che avrebbero custodito il suo più grande tesoro in eterno. Quello era l'ultimo regalo del tritone senza voce... E senza più un'anima.
La creatura visse in quel laghetto per sempre, senza mai recuperare la sua voce. Ormai era muto, girava attorno a quella tomba che aveva creato come fosse uno spirito che proteggeva quel luogo... La leggenda narra che sia ancora possibile vedere dei guizzi delle sue squame dorate in quel posto sperduto nel mare, ma narra anche che chiunque avesse cercato di toccare quei coralli o contaminare quell'acqua sparisse nel nulla... E di loro rimanessero solo le ossa.
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Update:
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